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Il Sole 24 Ore

Consorzio dell’Asti, duello al Tar sui confini ... Zonin rompe gli indugi e presenta un ricorso al Tar del Lazio contro il ministero delle Politiche agricole, la regione Piemonte, il Comitato vini Dop e Igp e il Consorzio di tutela dell’Asti: tutti questi soggetti, a vario titolo, hanno contribuito ad avallare e sostenere (il ministero con un decreto) l’esclusione del comune di Asti dalla denominazione Docg e quindi anche della produzione dei 25 ettari di moscato di Castello del Poggio di Zonin. Pronta la reazione della giunta regionale del Piemonte che ha dato mandato all’avvocatura di opporsi al ricorso del produttore veneto. L’istanza è stata presentata il 30 gennaio e il pronunciamento del Tar, almeno per un’eventuale decisione sospensiva, dovrebbe arrivare nei prossimi giorni o, al massimo, entro la fine di marzo. “In caso di esito negativo - osserva Gianni Zonin, presidente della casa vinicola - e lette le motivazioni, ricorre- remo al Consiglio di Stato. Ed eventualmente alla corte di giustizia europea”. Le reazioni? Il ministero delle Politiche agricole interpellato ha preferito non rispondere mentre l’assessore piemontese all’agricoltura Claudio Sacchetto ha replicato, a muso duro, che “non si accettano prepotenze da nessuno, la scelta è quella di lasciar fuori Asti e Zonin continua a non accettare la decisione. Con il voto segreto del Comitato vitivinicolo, non essendo stata raggiunta come da regolamento la maggioranza dei tre quarti,.è stata bocciata la possibile entrata di Asti”. La questione in effetti si trascina da anni senza una soluzione e, dall’esterno, risulta paradossale che Asti non rientri nella Docg pur prestando- ne il nome: si oppone in particolare l’Associazione dei produttori di moscato. E quest’ultima ha vinto anche un ricorso al Consiglio di Stato contro il decreto del maggio 2008 firmato dall’ex ministro all’Agricoltura, Paolo De Castro, con cui s’inseriva d’ufficio Asti nella Docg. Lo scontro d’interessi è evidente, ma risulta incomprensibile come i 25 ettari di Zonin, rispetto ai 10mila della Docg e ai 400 di vecchi vitigni in smantellamento, abbiano potuto alimentare questa bega da strapaese. In un momento in cui il vino italiano trama l’alimentare italiano in tutto il mondo questa telenovela rischia, se arrivasse a livello europeo, di gettare discredito sul nostro paese e causare danni all’export. Insomma l’ennesimo caso in cui gli interessi di pochi prevalgono su quelli generali del sistema Paese. “Non ho alcun intento speculativo - ribadisce Zonin - tant’è che, in cambio dell’estensione della Docg, ho offerto quasi l’equivalente dei diritti di reimpianto (800mila euro ndr) al Consorzio dell’Asti Docg per utilizzarli a fini pubblicitari”.
La famiglia Zonin ha acquistato il Castello del Poggio nel 1985 e “l’abbiamo valorizzato - interviene Michele, figlio di Gianni Zonin - con investimenti rilevanti. Oggi occupiamo 70 addetti sui 126 ettari, di cui 25 di moscato”. Ma in caso di sospensione del decreto ministeriale che succede? “La sospensione - conclude Michele - è stata chiesta perché l’impossibilità di poter disporre della Docg ci crea un danno. E qualora il Tar l’adottasse di fatto bloccherebbe il decreto ministeriale e il disciplinare stesso. A quel punto dovrebbero modificarlo”.

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