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Il Sole 24 Ore

Rivive la cantina di Ceausescu ... Tulcea, a un centinaio di chilometri dal mar Nero, sul delta del Danubio; su queste colline nel 1956 sorgeva la cantina più grande della Romania, la Sarica - la cantina statale -. Una capacità di 13 milioni di litri divino, dove al tempo di Nicolae Ceausescu lavoravano 300 operai. Tra il 1998 e il 2002 furono i residenti a continuare le produzioni, risarciti dopo la rivoluzione dalle espropriazioni comuniste con piccoli appezzamenti. Un territorio collinare, terrazzato sul Danubio, particolarmente vocato, che oggi risulta per oltre il 50% in stato di abbandono. Qui, dopo studi e micro vinificazioni, la cantina umbra Di Filippo di Cannara (Pg) - insieme ai soci Roberto Pieroni, Maura Angeli e l’enologo Andrea Pesaresi -,nell’aprile del 2008, ha deciso di investire. Il progetto prevede il recupero di2o ettari di vigna, con ceppi vecchi di oltre 50 anni, e un pia- nodi sviluppo per ulteriori otto ettari di vigna nuova che sarà impiantata ad aprile.
“Stiamo recuperando le vecchie vigne - spiega Roberto Di Filippo, titolare dell’azienda insieme alla sorella Emma -; si tratta di un enorme patrimonio viticolo, con varietà bianche eleganti come la feteasca e rosse interessanti come la babeasca, lontane dal corpo e dalla complessità delle produzioni umbre”. L’azienda - 900 mila euro di fatturato e 25omila bottiglie l’anno vendute per il 50% all’estero - è tra le prime italiane che hanno deciso diinvestire su questi territori: Antinon produce varietà internazionali a Nord-Est di Bucarest.
“L’investimento - prosegue Di Filippo - finora intorno ai 400mila euro, oltre all’impianto della vigna nuova finanziata da fondi europei con l20 mila euro, non è stato facile; l’uscita della produzione 2010 è slittata a causa di problemi burocratici, quindi la prima vendemmia 2011 uscirà quest’anno con la feteasca”.
Le produzioni al momento sono destinate per il 70% al mercato Rumeno, mentre è in cantiere un prodotto che punta l’attenzione alle varietà tipiche locali per l’Italia e il Nord Europa.
“Tutte le produzioni - sottolinea Di Filippo - sono biologiche e biodinamiche, e stiamo preferendo le lavorazioni manuali a quelle meccanizzate grazie alla disponibilità di manodopera e know how”. Tre sono gli obiettivi del piano economico: portare in pareggio il bilancio economico dell’azienda al quarto anno, arrivare a pagare gli investimenti e avere il bilancio in attivo da qui ai prossimi io anni, nel rispetto dei tempi medi dell’artigianalità.

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