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Il Sole 24 Ore

Le Fiere medie si mettono in rete … Riello: è il primo progetto del genere, polo integrato da 700mila metri quadrati ... Alleanza tra 19 enti per tagliare i costi e promuovere le realtà locali: alimentare, arte ed edilizia i settori strategici ... Il ruggito dei piccoli. Matrimonio d’interesse tra 19 medio- piccole fiere che lanciano il primo progetto mondiale di fiera diffusa. Gli obiettivi sono numerosi: valorizzare gli asset delle realtà più piccole, promuovere il territorio e realizzare economie di scala. In sostanza il progetto, nato sotto l’egida di Aefi, l’Associazione delle fiere italiane, consiste nel tenere, su un singolo tema, più eventi neipoli fieristici della rete, facendo emergere le peculiarità del territorio e tagliando i costi degli espositori. I settori saranno quelli strategici del made in Italy e, anche se non c’è ancora un calendario preciso, si punterà sull’arte, sull’alimentare e sull’edilizia. A partire dal 2014. Insomma le piccole fiere si ribellano allo strapotere dei giganti (Milano, Bologna, Verona, Rimini) e intendono ritagliarsi uno spazio anche per il futuro. “La dimensione medio-piccola di una fiera non rappresenta una criticità — spiega Davide Lenarduzzi, coordinatore Fiere in Rete e dg di Piacenza Expo - anche perché alcune ospitano manifestazioni di livello internazionale. Infatti le piccole e medie fiere nazionali sono minori solo per dimensioni, non per importanza e per qualità. E hanno, rispetto a molte realtà fieristiche operanti all’estero, il grande vantaggio di operare su un territorio ricco di offerta collaterale”. “Il nostro - interviene Ettore Riello, presidente di Aefi - è un progetto che si fonda su una duplice convinzione: da un lato, ogni ente con singola manifestazione che ospita svolge un ruolo strategico nel rilancio del nostro Paese; dall’altro, crediamo che solo attraverso l’innovazione il sistema fieristico possa continuare a svolgere il proprio ruolo strategico in modo sempre più efficace”. Attualmente sono 19 le fiere coinvolte nel progetto, dai 13 milioni di fatturato di Riva del Garda in giù: Piacenza Expo, Bergamo, Brescia, Lario Fiere, Riva del Garda Fiere e Congressi, Reggio Emilia, Longarone, Modena, Ferrara, Fiera della Sardegna, Pordenone, Forlì, Bolzano, Arezzo, Carrara, Cesena, Fiera Millenaria di Mantova, Udine e Gorizia, Cremona. Insieme impiegano 260 dipendenti su 670mila metri quadrati espositivi e generano un indotto di oltre 700 milioni di euro. “Fiere in Rete - aggiunge Lenarduzzi - si propone dunque quale interlocutore per gli organizzatori di fiere che volessero portare le loro manifestazioni su tutto il territorio, agevolando contatti e accordi per attrarre buyer”. Il progetto di Fiere in Rete sembra andare in direzione opposta al proposito dei grandi poli italiani di “concentrare in un unico luogo il meglio del settore: per evitare sprechi di tempo ai buyer e spostamenti faticosi da una città all’altra”. Inoltre il processo di internazionalizzazione degli eventi è stato varato per dribblare la crisi del mercato in Italia. Dove peraltro arte, food ed edilizia sono business molto ben presidiati dai grandi poli.
Lenarduzzi invece argomenta che “ci sono eccellenze in Italia come l’arte che se ben sfruttata potrebbe diventare davvero il nostro petrolio. Faccio un esempio: se il governo italiano decidesse di dedicare 5 giornate all’arte e alla cultura noi potremmo celebrare simultaneamente in più città l’evento, ciascuno con il patrimonio del territorio”. Ma il manager di Piacenza Expo attacca anche sul resto. “Che senso ha - sostiene - promuovere un grande evento multispecializzazione di tipo industriale su 50mila mq quando se ne possono organizzare alcuni molto più mirati di 5mila mq ciascuno? Si risparmierebbe tempo e denaro”. Insomma il progetto di Fiera in Rete ci riporta dal gigantismo e dal processo d’internazionalizzazione alle eccellenze del localismo. Funzionerà?

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