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Il Sole 24 Ore

Il Franciacorta vince la guerra delle bollicine ... Nel 2012 in calo i consumi in Italia di spumante (1%) e champagne (-7%)... In crescita solo il prodotto bresciano e il prosecco... Champagne sgasato, spumanti con meno appeal ma Franciacorta decisamente effervescente. L’anno scorso la crisi dei consumi ha colpito la voglia di champagne e spumante, tanto che in Italia si è consumato il 7% in meno di champagne e l’1% di spumante:in tutto sono 600mila bottiglie in meno vendute su circa 6i milioni. Ma se l’export italiano di bollicine continua a tirare, per i produttori francesi di champagne va decisamente peggio: l’anno scorso il calo delle spedizioni dalla Francia è stato del 4,4% (a 309 milioni di bottiglie) e con un scivolone dell’8,8% nel solo mese di dicembre. I produttori francesi però si consolano con il prezzo (in crescita sui mercati esteri) che ha consentito di mantenere il fatturato globale a 4,37 miliardi. “Il dato - osserva il Comité Champagne - è influenzato dalla difficile congiuntura economica, ma, nonostante la diminuzione dei volumi in Europa, si rafforza la strategia di creazione di valore”. “In Italia - interviene Massimo Sagna, presidente del Club Excellence, gli importatori di champagne - il calo lo valutiamo intorno al 20%, anche se noi non distribuiamo il Cristal e il Dòm Perignon, i più costosi. E nel 2013? Nei primo bimestre la musica non è cambiata. Non aiuta il caos dei prezzi: si trovano champagne da 9,70 a 200-300 euro a bottiglia”. E infatti Symphony lri Group segnala che la pressione promozionale nella gdo è salita di due punti nel 2012: dal 43,5 al 45,7%. Nel complesso il mercato delle bollicine, l’anno scorso ha registrato (dati Symphony lri Group) vendite nella grande distribuzione (rappresenta il 70% del totale) per 326 milioni (+0,2%) ma con volumi in calo di circa l’1% a 6o,8 milioni di bottiglie. All’interno crescono soltanto lo charmat secco (+6,5% a valore), con il Prosecco e lo Chardonnay ancora protagonisti; mentre calano vistosamente lo charmat dolce (-4% a valore e -7% a volume) e il classico (-2,6% entrambi). Peggio fanno le vendite di champagne: lasciano sul terreno il 7,6% a valore e il 6,8% a volume. Un panorama difficile dove esultano soltanto i produttori di Prosecco e di Franciacorta: il primo ha venduto nella gdo oltre 33 milioni di bottiglie (+3,1% a volume e +6,4% a valore) mentre Franciacorta dichiara 13,85 milioni di bottiglie (tra gdo e ristorazione-bar) con una crescita del 25% a269 milioni di euro. Niente male per un prodotto che non è certo un low cost: il prezzo medio per bottiglia è stato di 19,41 euro, iva inclusa. L’anno scorso la domanda ha creato nuove opportunità di crescita nella denominazione, per esempio per il Rosé l’incremento è stato del 5O%. “La crescita è impressionante - dichiara Maurizio Zanella, presidente del Consorzio Franciacorta - anche perché realizzata a prezzi costanti. Siamo però anche un po’ preoccupati da questo successo, insostenibile sul lungo periodo”. Da qui forse il cambio di strategia dei produttori del Franciacorta: puntare non solo nel Sud Italia (mercato in gran parte da scoprire e dove piace soprattutto il moscato) ma investire anche sui mercati esteri. “In Italia - conclude Zanella - svilupperemo ulteriormente la penetrazione in alcune aree, principalmente nel Sud Italia: la prima data dei Festival itineranti sarà infatti i122 aprile a Bari”. All’estero per ora è destinato solo l’8% del Franciacorta e piace soprattutto in Giappone, Germania, Svizzera e Nord America.

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