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Il Sole 24 Ore

Vini, rose o biciclette di alta qualità ... Pane, biscotti, biciclette, vino, birra, abiti, antiquariato, ma anche cali center e servizi di ogni tipo dal turismo alla manutenzione dei giardini. Non mancano le best practice tra le decine di iniziative che in tutta Italia coinvolgono i detenuti. Nel carcere le Vallette di Torino Piero Parente ci racconta come è nata la cooperativa Ecosol, che ha dato vita al marchio “Liberamensa”, che dà lavoro stabile a 34 detenuti. Specializzata in catering per piccoli e grandi eventi, oggi produce anche ristorazione di qualità: “Siamo nati nel 2005, per gestire la cucina centrale del carcere, occupando 22 detenuti. Dal 2008 abbiamo avviato un’attività di catering all’esterno che ci ha fatto conoscere e apprezzare. A breve Liberamensa aprirà un punto vendita in centro città e un ristorante. Il valore aggiunto è la solidarietà, ma l’ingrediente di base è il lavoro di persone formate che non sapevano cucinare e che nel tempo sono diventati professionisti in grado di inserirsi nel mondo del lavoro dopo la fine pena”. Oggi alle Vallette operano otto cooperative che offrono vari servizi e creano occasioni di formazione e di inserimento professionale per i detenuti.
A Milano dal 2007 opera la “Cascina Bollate”, che vede impegnati detenuti in attività di giardinaggio, di vendita di piante e fiori. Il concetto di base è un carcere come istituzione trasparente, vi sono corsi di giardinaggio per le persone “libere” e sinergie con il territorio. Le rose di Bollate, per esempio, sono note agli appassionati che le comprano da tutto il mondo. I lavoratori sono formati e pagati regolarmente e l’esperimento è diventato una realtà riconosciuta a livello internazionale. A Padova c’è il consorzio sociale Giotto che ha ideato il marchio “Officina Giotto”. Dalla volontà di Nicola Boscoletto e dei suoi soci, dietro le sbarre della casa di reclusione Due Palazzi sono nate biciclette per grandi marchi, sono stati formati operatori per servizi di call center oggi attivi al Cup dell’Ulss di Padova, si assemblano pen drive, impiegando 125 detenuti che producono reddito e mantengono così la loro famiglia. Vino bianco per le carceri: è il progetto Frescobaldi per il penitenziario di Gorgona. L’azienda vinicola ha lanciato un progetto di formazione per i detenuti, celebrato nei giorni scorsi dal ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, come un simbolo per la realtà carceraria italiana. La Gorgona è un gioiello naturalistico che ospita appena una settantina di detenuti, abituati a lavorare all’aria aperta. Una vigna già esisteva; ora si forma il personale. Racconta Lamberto Frescobaldi: “Non è un interesse commerciale, sull’isola è un ettaro, sono 2.500 bottiglie. Però per chi produce vino affrontare una nuova sfida è sempre stimolante”. Oltre al vino si faranno olio e formaggi per i ristoranti fiorentini. A Roma la coop Men at work ha dato lavoro nel campo della ristorazione e del recupero dei mobili a decine di detenuti dal 2003, anche se poco più di 8oo lavoratori sono ancora troppo pochi per una popolazione carceraria che supera le 66mila unità.

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