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Il Sole 24 Ore

Vino, rush finale per vendere in Cina ... Effetto dumping, Mancano solo tre giorni per iscriversi alle liste a condizioni preferenziali ... Rush finale per i produttori italiani di vino che intendono continuare a esportare in Cina: mancano solo tre giorni alla scadenza per l’iscrizione nelle liste che passeranno al vaglio delle autorità cinesi. Nel caso di un inasprimento tariffario potrebbe garantirsi un dazio ridotto. Pechino lo scorso 1° luglio ha ufficialmente aperto un’indagine antidumping e antisovvenzione sulle importazioni di vino dall’Europa che porterà - qualora emergano condotte anticoncorrenziali - a un aggravio delle tariffe sull’import di etichette Ue. Nel mirino è finito il sistema di sostegni Ue all’export, ma, nei fatti, sono incentivi diretti a sostenere solo la promozione. “È solo una ritorsione- osserva Enrico Viglierchio, dg della toscana Banfi - ma ci andiamo di mezzo noi che siamo in Cina da 20 anni. Abbiamo compilato e consegnato i documenti richiesti dai cinesi ma il rischio, anche se mi sembra una boutade, è che potrebbero decidere dazi differenziati per azienda e tipi di vino. Garantito il caos per le aziende”. “Non abbiamo fatto dumping - interviene Sergio Dagnino, dg di Caviro - e per noi la Cina oggi vale un milione di export. Esportiamo dal Chianti al Brunello fino al Tavernello. Abbiamo compilato i documenti richiesti dai cinesi e giovedì prossimo in Unione italiana vini cercheremo di capire che fare”. Il blocco del mercato cinese “sarebbe un grave danno - aggiunge Viglierchio - I francesi sono l’icona del vino in Cina, anche perché sono arrivati prima, ma gli italiani potrebbero rafforzare le posizioni nelle fasce di prezzo più moderato, in quello del consumo quotidiano”. E sui tempi dell’indagine? “Prevedo tempi lunghi - conclude il manager toscano - forse fino a Natale. Del resto si tratta di qualche migliaio di dossier provenienti, soprattutto, da Italia, Francia e Spagna”. È d’accordo Dagnino. “La Ue deve dimostrare, con migliaia di documenti, che non abbiamo commesso scorrettezze, ma non sarà facile”. Sulle barriere come elemento distorsivo della concorrenza c’è una letteratura sterminata. Per esempio, “le alte barriere tariffarie in Brasile - osserva Dagnino - distorcono il confronto con i vini cileni che invece godono di tariffe ben più moderate. In Russia invece è stato stabilito che il valore medio del vino francese, appartenente alla fascia superpremium, è inferiore a quello italiano”. Dagnino ammette che, in passato, qualche operazione discutibile sia stata effettuata dagli esportatori italiani (vino dichiarato a prezzi inferiori alla dogana) “ma non capisco perché ne debbano soffrire tutti”.

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