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Il Sole 24 Ore

Allarme fisco per il vino ...
Stop al quarto aumento, in 15
mesi, delle accise sul vino: si rischia
di accelerare la caduta dei
consumi e comprimere ulteriormente
le entrate fiscali. L’appello
è stato lanciato ieri all’assemblea
generale di Federvini dal presidente
uscente Lamberto Vallarino
Gancia. Il prossimo scatto delle
accise, in programma dal 1° gennaio
2015, porterà l’aumento complessivo
dallo al 30%.
“Abbiamo avuto tra la fine del
2013 e l’inizio del 2014 - osserva
Gancia - due decreti legge che, a
fronte di alcune voci di spesa, portavano
a copertura l’aumento delle
accise su spiriti, grappa, amari,
limoncello, aperitivi, e sui pro dotti
intermedi”. Secondo i produttori
questi provvedimenti finiscono
con il deprimere un settore
che dà lavoro a oltre 1,2 milioni di
addetti e genera entrate fiscali
per oltre 8 miliardi (fonte Tradelab
2013). La raffica di aumenti ha
inoltre imposto qualche tensione
finanziaria sulle aziende che hanno
versato i maggiori importi delle
accise, in anticipo rispetto
all’effettivo recupero. Federvini
chiede quindi al Governo e al Parlamento
di ripensare il quadro
d’insieme, riconsiderando il quarto
aggravio d’accisa, il cui impatto,
a fronte del trend calante dei
consumi interni, finirebbe per
produrre effetti depressivi. “Affronteremo
il problema - ha risposto,
a margine dell’assemblea,
il vice ministro alle Politiche
agricole Andrea Olivero -. La
soluzione potrebbe trovarsi
nell’ambito dell’armonizzazione
delle accise”, contemplata dalla
riforma fiscale.
Esplicito Carlo Calenda, vice
ministro allo Sviluppo economico:
“I quattro aumenti delle accise
sono un errore del precedente
Governo. Si è applicata la
stessa logica della maxi tassazione
alla nautica e alle auto di
lusso. Si può fare qualcosa? Credo
di sì, ma dipende dal ministero
dell’Economia e quindi non
prometto nulla”.
Il neo presidente di Federvini
Sandro Boscaini ha preso atto delle
dichiarazioni dei membri del
Governo e ha ricordato che “per
centrare l’obiettivo prospettato
dal Governo dei 7 miliardi di
export (nel 2013 erano 5,4 miliardi
ndr) tutte le componenti dovranno
fare la propria parte”.
Ieri, intanto, sono arrivati i dati
del primo trimestre 2014: l’export
divino è cresciuto del 3% a 1,14miliardi
mentre è calato in quantità
dello 0,2% a 4,7 milioni di ettolitri.
Ancora boom per gli spumanti
(+19%io a valore), ascrivibile per
lo più alla performance del Prosecco:
+38%io. Secondo Ismea si attenua
la flessione dei volumi che
nel 2013 aveva raggiunto il -40o
ma preoccupa il forte calo dei
prezzi alla produzione, -20%. “Le
cantine, specie nel Centro sud,
detengono ancora quantitativi
importanti - interviene Giorgio
Mercuri, presidente di Confcooperative
- e, a due mesi dalla vendemmia,
si temono fenomeni speculativi
sui prezzi”.
Quale l’agenda del triennio di
Boscaini? “Rispetto ai tanti Paesi
produttori che ci attaccano - risponde
l’imprenditore dell’Amarone
- dall’America latina, all’Australia
fino alla Spagna, che ha beneficiato
dei contributi Ue per rifare
vigneti e cantine, noi dobbiamo
difendere la qualità dei nostri
prodotti. Difendere il marchio
aziendale ma anche quello collettivo,
valorizzare i nostri grandi vini,
sapendo però che accanto a
quelli storici cene sono tanti altri
italiani, a partire dal Prosecco,
che stanno conquistando i mercati
internazionali”. Sul Testo unico
dei vini in Parlamento “Federvini
- conclude Boscaini - ne favorirà
l’applicazione anche se,
durante l’iter parlamentare, mi
auguro vengano recepite alcune
correzioni. Sia chiaro: non diciamo
no ai controlli, ma rifiutiamo
le sovrastrutture burocratiche e
quelle ridondanti che ostacolano
la vita delle imprese”.

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