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Il Sole 24 Ore

L’oligarca russo Tariko salva il vino italiano ... Chissà perché l’embargo
russo ha colpito prodotti
alimentari di base, come la
carne e il latte, ma non il vino e
la vodka?
Se lo chiedono in molti.
Anche perché di carne di
manzo, carni suine e avicola,
frutta, verdura latte e formaggi i
russi sono ghiotti anche se
producono molto poco rispetto
al fabbisogno. Nel 2013 la
Russia ha importato alimenti
oggi proibiti dal governo per
25 miliardi di dollari.
Come dire che i russi possono
rinunciare alla bistecca e allo
stracchino ma non alla vodka e
al vino. I produttori italiani di
vino tirano un sospiro di
sollievo ma forse hanno
ricevuto un aiuto, sia pure
molto indiretto, da parte del re
della vodka: l’oligarca russo
Roustam Tariko, proprietario
di un gruppo bancario ma
anche della Russian Standard
Corporation che controlla la
polacca Cede, produttrice dei
marchi di vodka Zubrowka,
Bols e Zelyonaya. E soprattutto
azionista di Gancia, l’antica
azienda di Canelli rilevata, nel
dicembre del 2011, dal tycoon
russo per 100 milioni di euro.
Inutile dire che la vodka in
Russia è l’alcolico più bevuto
(nonostante il divieto di
pubblicità) ma anche gli
spumanti sono molto
apprezzati e in grande crescita:
Mosca è tra i mercati, il quarto
al mondo, che apprezza di più lo
spumante, tanto che le bottiglie
stappate arrivano a 25 milioni.

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