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Il Sole 24 Ore

Il boom del falso prosecco ... Il prosecco vola, ma l’incremento delle vendite, soprattutto all'estero, è accompagnato da un aumento anche di abusi commerciali, e in alcuni casi perfino di frodi e contraffazioni.
Ne è un chiaro esempio la pratica che si sta diffondendo nei pub del Regno Unito, dove le famose bollicine si vendono “alla spina”, prassi vietata dai disciplinari di produzione del ptosecco. Casi che hanno sollevato le proteste dei produttori veneti convinti che il “prosecco non possa essere venduto alla stregua di una birra”.
Per i manuali produttivi del prosecco Doc, del prosecco superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg e per quelli relativi alle altre due Docg di Asolo e dei Colli asolani, il famoso vino italiano può essere commercializzato con questo nomesoltanto in bottiglia. Il vino spumante infatti può essere venduto anche allo stato sfuso ma solo utilizzando il termine glera, il nome cioè del vitigno, ma senza in alcun modo far riferimento al nome prosecco.
Le proteste dei produttori di Veneto e Friuli sono state recepite prima nell’interrogazione al Governo presentata dal Parlamentare Michele Anzaldi (Pd) e poi rilanciate alla Commissione Ue dagli europarlamentari (sempre del Pd), Nicola Danti, Paolo De Castro e Alessandra Moretti.
“La pratica delle vendite di prosecco alla spina - ha detto il presidente del Consorzio di tutela del prosecco Doc, Stefano Zanette - deve immediatamente essere sospesa. Per questo siamo in contatto con le autorità italiane e britanniche. Questa tipologia di vendita oltre a penalizzare i produttori danneggia anche i consumatori che pensano di bere prosecco mentre si tratta invece di un semplice vino bianco frizzante, forse, neppure italiano”.
Le vendite di prosecco alla spina, insieme alla comparsa in Brasile e Australia di bottiglie etichettate come Secco o Rossecco o anche Prosecco (ma che non hanno nulla a che fare con l’originale) sono solo chiare testimonianze del successo del celebre spumante made in Italy. Un successo confermato dai numeri: nei primi 9 mesi del 2014 le vendite hanno registrato una crescita del 25,4%. Un exploit dovuto al boom registrato nel Regno Unito (che con un incremento addirittura del 61,1% è diventato il primo mercato al mondo scavalcando la Germania). A seguire gli Usa, che rappresentano il terzo sbocco nonostante gli acquisti siano cresciuti di un più contenuto 38 per cento.
Il caso britannico dovrebbe però suggerire qualche autocritica ai produttori italiani visto che anche in Italia il termine “prosecco” è spesso utilizzato come sinonimo di qualsiasi spumante. “Non nego che nella tumultuosa crescita di questi anni sia stato commesso qualche errore o qualche sottovalutazione - aggiunge Zanette. - Ma ora che l’imperativo diventa quello di consolidare le posizioni di mercato dobbiamo rafforzare le azioni di tutela per fronteggiare casi di falsificazione che possono vanificare gli sforzi compiuti”.

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