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Il Sole 24 Ore

Castello di Ama si rafforza all’estero e punta sul turismo … Si chiamano come i tre grandi cm della tenuta: San Lorenzo (l’annata 2010 è stata premiata come sesto miglior vino al mondo secondo Wine Spectator); Bellavista, Chianti Classico single vineyard, e L’Apparita, merlot di culto nato nel 1985 che ha rivoluzionato la viticoltura toscana. Sono le tre nuove suite inaugurate nella settecentesca Villa Ricucci di Castello di Ama, la storica cantina di Lorenza Sebasti e Marco Pallanti a Gaiole in Chianti. Nessuna concessione alle amenities convenzionali ma un lusso intimo e discreto che consente non solo di vivere un’autentica esperienza di enoturismo ma anche di immergersi in modo naturale nello spirito e nella sensibilità della maison:
ogni stanza è arredata con mobili originali d’epoca ed è caratterizzata dalle fragranze create dalla padrona di casa (la migliore? “Nunzio primaverile”, con verbena, coriandolo, lavanda, bergamotto e menta).
Dalla bifora della suite Bella- vista si può scrutare la collina di filari San Lorenzo e, in primo piano, l’opera “sulle vigne: punti di vista” di Daniel Buren, uno dei simboli dell’azienda. E dal 1999 che Castello di Ama, in collaborazione con la Galleria Continua di San Gimignano, ha dato il via a una liaison unica tra vino e arte contemporanea per un investimento di oltre 2 milioni di euro. “Non ci interessava semplicemente acquistare pezzi d’arte - racconta Lorenza Se- basti - ma volevamo creare qualcosa di empatico, in profonda simbiosi con il luogo, e lasciare una traccia nel futuro che potesse sopravviverci”.
Il primo a collaborare fu Michelangelo Pistoletto. Dopo di lui, in sintonia con il genius bei, altri grandi nomi come Anish Kapoor, Louise Bourgeois e Hiroshi Sugimoto hanno contribuito auna collezione site specific - “diffusa” nel borgo medievale - unica al mondo. Una passione che si esprimerà anche
prossimo 19 settembre alla Fondazione Beyeler di Basilea, quando Castello di Ama sarà sponsor della serata di gala (con asta benefica) con l’artista danese Olafur Eliasson.
Già nella metà del 18° secolo, il duca Pietro Leopoldo d’Asburgo, nelle sue “relazioni sul governo della Toscana”, citava la casa “che manda il vino in Inghilterra”, situata nella parte “più fertile e più rinomata del Chianti”. “In questi anni - spiega Marco Pallanti, winemaker ad Ama dal 1982 - abbiamo cercato di onorare la nostra lunga tradizione e di esprimere ogni singolo terroir. Sono serviti milioni di euro per re-impiantare ettari totali di vigne”. Oggi gli ettari vitati (sui 200 complessivi) sono 76 per una produzione di circa 300mila bottiglie, di cui 80-100mila del solo San Lorenzo Chianti Classico Gran Selezione, altrettante di Ama Chianti Classico delle giovani vigne e 25mila di Haiku, classico taglio bordolese.
Il 60% delle bottiglie va all’estero (primo mercato gli Stati Uniti, con il 15%). In più, da 35 ettari di alberi di ulivo nascono 15mila bottiglie da mezzo litro di un eccezionale olio (olive raccolte a mano e spremute a freddo nel frantoio di proprietà) da assaggiare nel nuovo Ristoro di Ama, nella Villa Pianigiani, sopra le cantine di affinamento. La
cucina è affidata a Giovanni Bonavita, da oltre quindici anni cuoco della famiglia e
autore di una pappa al pomodoro da collezione d’arte.

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