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Il Sole 24 Ore

Un Codice doganale per le Doc … Sicilia. Progetto avviato a gennaio dal Consorzio di tutela per tracciare l’export dei vini dall’isola... Una dote di circa dieci milioni l’anno per la promozione nei Paesi extra Ue a valere sull’Ocm vino cui si aggiunge una parte di risorse regionali. E poi ci sono otto milioni che invece arrivano dal Psr 204 - 2020 già disponibili da un paio d’anni ed erogati a sportello. Fin qui le risorse pubbliche che la Regione siciliana destina alla promozione del vino all’estero ma alla prima voce bisogna aggiungere almeno altri cinque milioni che è la quota che spetta alle imprese mentre nell’altro caso la quota delle aziende è pari al 30%. Cifre che danno la misura dell’impegno pubblico, nell’isola, per il sostegno a un settore dell’agricoltura ritenuto più che strategico. Lo dice a chiare lettere l’assessore regionale alle Risorse agricole Antonello Cracolici riferendosi ai recenti dati Ismea - Svimez: “La Sicilia primeggia nel settore vitivinicolo, ma vive il paradosso di avere una redditività dei vigneti più bassa rispetto alla media nazionale - dice Cracolici -. Per questo con la nuova programmazione dell’Ocm lavoreremo per ribaltare questo dato concentrando più risorse sull’Ocm investimenti piuttosto che sulla riconversione e sull’estirpazione. L’adesione dei nostri vitigni autoctoni, Grillo e Nero d’Avola, al disciplinare della Doc Sicilia contribuirà a favorire questa strategia di rilancio della redditività dei nostri vigneti, con politiche mirate ad incrementare il valore aggiunto della produzione attraverso l’imbottigliamento”. Ma c’è più di un paradosso in questa vicenda che riguarda l’export del vino siciliano. A partire dai dati. Che mancano. Si sa che più della metà del vino prodotto in Sicilia finisce all’estero ma i dati sono falsati: “Non sono reali perché si considera come export solo quello che si muove da porto di partenza - dice il presidente di Assovini Sicilia Francesco Ferreri -. Se poi quelle bottiglie arrivano invece dalla Sicilia questo non viene tenuto in considerazione”. Ed è ancora più chiaro Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia: “Una bottiglia di vino siciliano che deve arrivare negli Stati Uniti parte dalla Liguria e quindi risulta come export del vino di quella regione, lasciando a noi il conteggio solo delle bottiglie che partono dall’Isola che sono una minima parte” Il Consorzio Doc ha avviato da gennaio un progetto per risolvere il problema dotare tutte le bottiglie della Doc Sicilia di un codice doganale. Per il momento, su questo fronte, bisogna accontentarsi dei dati (parziali) forniti da Assovini: “Noi raggruppiamo 78 aziende vitivinicole siciliane - dice Ferreri - e i dati in nostro possesso ci dicono che del vino prodotto dalle nostre aziende per un valore complessivo di quasi 300 circa il 60 per cento è destinato ai mercati esteri”.

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