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Il Sole 24 Ore

Vinitaly fa rotta sul Brasile … Vino. La 52ma edizione in calendario a Verona dai 15 aprile... Vinitaly sempre più un hub per l’internazionalizzazione del vino italiano. Le tappe all’estero di Vinitaly international sono già un appuntamento fisso da qualche anno ma ora, dopo la trasformazione di Veronafiere in Spa, il processo sta ricevendo nuovo impulso. È quanto è emerso ieri a Roma alla presentazione della 52ma edizione di Vinitaly (a Verona dal 15 al 18 aprile), che vedrà 4.319 espositori da 33 paesi. Due sono state le direttrici dello sviluppo di questi anni: da un lato la concentrazione degli operatori professionali in fiera allargando nel contempo gli spazi per il pubblico in diverse location della provincia di Verona (quest’anno ci saranno eventi anche a Bardolino sul lago di Garda e a Soave). Dall’altro obiettivo puntato su mercati inesplorati.“Siamo stati una delle poche manifestazioni - ha detto il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese - ad esserci posti come obiettivo in questi anni la riduzione dei visitatori passati dai isomila del 2015 ai 128mila del 2017 (il 38% dei quali stranieri). Questa era l’indicazione degli operatori: business in fiera, universo dei wine lovers in città”. Il secondo pilastro della strategia di Veronafiere per Vinitaly è stato quello di rilanciare l’impegno sui mercati esteri.“Obiettivo che stiamo realizzando con alcune partnership - aggiunge il dg di Veronafiere, Giovanni Mantovani Una prima joint è stata stretta conia fiera di Parma da cm è nata la VPE società dedicata a promuovere le tecnologie del beverage. Poi siamo entrati nel capitale di Bellavita Expo, società che già ha in portafoglio alcune importanti rassegne nel settore del food e che ci consentirà di presidiare sbocchi come Germania e Regno Unito, ma anche di entrare in mercati nuovi come Thailandia, Messico, Polonia, Paesi Bassi. Rientra in questa prospettiva il lancio nel prossimo settembre di Wine South America, che cureremo nella regione del Rio Grande do Sul un paese. In Brasile possiamo inoltre contare su una nutrita comunità italiana che spesso fa da ambasciatrice del made in Italy”.“L’Italia - ha aggiunto il responsabile di Wine Monitor-Nomisma, Denis Pantini che ha effettuato un focus sui 6 mercati chiave del vino italiano - deve rafforzarsi in paesi con ulteriori margini di crescita come gli Usa (dove il 78% dei vini consumati è locale) ma anche di saper intercettare le nuove opportunità che si stanno aprendo in sbocchi inediti come l’Est europeo”.

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