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Il Sole 24 Ore

Le cooperative “top player” del vino ... Analisi Mediobanca. Nel 2017 aumentano i ricavi grazie a export e mercato domestico... Il vino italiano festeggia il suo ottavo anno dei crescita consecutiva. Lo certifica l’indagine sul comparto presentata ieri da Mediobanca: per le 155 società italiane del settore con un fatturato superiore ai 25 milioni di euro il 2017 si è chiuso con una crescita dei ricavi del 6,5% grazie alle vendite estere (+7,7%) e al buon andamento di quelle domestiche (+5,2%). Superiore alla media è statala crescita delle bollicine, il cui fatturato ha messo a segno un +9,9%. Dal 2012 a oggi, dunque, il vino italiano non ha conosciuto la crisi e ha visto crescere i ricavi di ben il 24,7%. Produrre vino nel nostro Paese insomma è un buon affare. Lo dimostra anche il valore di mercato raggiunto dalle 94 fra Spa e Srl vinicole italiane, che oggi ammonta a circa 3,13 miliardi di euro ma che in base ai multipli di Borsa delle società quotate sui mercati internazionali può essere stimato in circa 5,3 miliardi. Nel 2017 sono cresciuti di un ragguardevole 26,7% anche gli investimenti e questa effervescenza ha fatto sentire i suoi effetti sugli occupati nel settore, che sono aumentati dell’1,8%. Anche nel 2017 le società toscane e venete si confermano in testa per redditività, con Antinori al 25% (calcolato come utili sul fatturato), Frescobaldi al 20,5%, Santa Margherita al 17,2%, Ruffino al 15,7%, seguite da Botter (8,6%), Mionetto (5,7%) e Villa Sandi (5,5%). In compenso la Borsa ancora non riesce ad esercitare il suo fascino sui produttori italiani: con circa 3,4 miliardi di euro di capitale detenuto, nel nostro Paese i principali azionisti restano le storiche famiglie del comparto. Le quotate nel nostro Paese sono soltanto due, Iwb e Masi Agricola. Un peccato, secondo gli esperti di Mediobanca: se le non quotate scegliessero la Borsa, infatti, vedrebbero il proprio equity valorizzato in media del 70% in più. La classifica dei principali produttori italiani del settore non si è modificata di molto rispetto agli anni precedenti. Due cooperative - Cantine Riunite-Giv e Caviro - continuano a occupare rispettivamente il primo e il secondo posto fra i top player per fatturato. Tutte insieme, le cantine cooperative in Italia pesano per un terzo dell’export vinicolo e le prime 25 da sole hanno messo a segno una crescita delle vendite sui mercati internazionali di quasi il 9 per cento, superiore alla media del comparto. Stabili al terzo e quarto posto della classifica dei produttori ci sono la toscana Antinori e la veneta Zonin. Rispetto alla top ten del 2016, la piemontese Fratelli Martini ha scalato una posizione e ora è al quinto posto; la trentina Mezzacorona ne ha scalate tre e ora è al sesto, mentre la veronese Enoitalia è salita dall’undicesimo al nono posto. È scesa invece al settimo posto la cooperativa Cavit, che ha subito un calo dei ricavi del 9,5%. Delle società i cui bilanci sono stati analizzati da Mediobanca, sette sono quelle che nel 2017 hanno realizzato un aumento dei ricavi superiore al 10%: La Marca (+30,7%), Farnese (+28%), Ruffino (+15,5%), Enoitalia (+4,5%), Contri (+4,1%), Fratelli Martini (+13,3%) e Mezzacorona (+13,1%). Qualcuno, poi, deve quasi tutto il proprio fatturato alle vendite sui mercati esteri: come Botter al 96%, Ruffino al 93,3%, Fratelli Martini con 1’89,9%, Mondodelvino con l’85,4% e Zonin con l’85. Al contrario, solo otto gruppi hanno una quota di export inferiore al 50% delle vendite, a dimostrazione che i mercati internazionali sono uno sbocco determinante per insuccesso del vino Made in Italy.

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