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POLITICA

Il “super Green Pass” per salvare dicembre, che, per Fipe/Confcommercio, vale 7,2 miliardi di euro

Il Governo ai dettagli, senza vaccino niente bar, ristoranti, cinema e palestre. La stretta per evitare nuove chiusure e rallentamenti dell’economia
FIPE, GOVERNO, RESTRIZIONI, RISTORAZIONE, SUPER GREEN PASS, VACCINO, Non Solo Vino
Torna l’incubo chiusure tra i ristoratori

Il “super Green Pass, valido solo per chi sia vaccinato o guarito dal Covid, è alle battute finali: le misure, dopo essere passate per la Conferenza Stato/Regioni, sono arrivate in Consiglio dei Ministri, e dovrebbero entrare in vigore, dal 6 dicembre 2021, già dalla zona bianca, o almeno questo è l’orientamento di Palazzo Chigi. Nessuna chiusura in zona gialla e arancione, ma gli accessi a ristoranti, bar, palestre, cinema, stadi saranno limitati ai soli possessori del “super Green Pass(che durerà 9 mesi, non più 12 mesi). Non cambieranno le regole in zona rossa, quindi le limitazioni agli spostamenti e le chiusure scatteranno per tutti, anche se vaccinati. In zona gialla, inoltre, torna l’obbligo di mascherina anche all’aperto, e il tampone permetterà unicamente di recarsi al lavoro. Ecco le novità che, nelle prossime ore, porteranno ad un’ulteriore stretta per contenere gli effetti della quarta ondata della pandemia di Covid-19, che rischia di far piombare di nuovo l’Europa nel caos, mettendo in pericolo la ripresa economica e dei consumi, specie quelli fuori casa.
“Rafforzare le misure di contenimento del contagio è fondamentale sia per salvare quante più vite umane possibile, sia per scongiurare le ipotesi di nuove chiusure, in particolare in un periodo delicato come dicembre”, commenta Fipe/Confcommercio (Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi), sull’istituzione di un green pass” rafforzato per il periodo natalizio.
Prima della pandemia, infatti, questo mese da solo valeva 9 miliardi di euro per il settore della ristorazione, mentre quest’anno la previsione è di 7,2 miliardi. Si tratta del 10% del fatturato dell’intero anno e del 22% in più sulla media mensile: troppo per un comparto che sta cercando di ripartire e che non può permettersi ulteriori chiusure né ulteriori incertezze. Consentire alle imprese di lavorare significa non solo garantire l’occupazione a 900.000 addetti tra dipendenti e indipendenti ma anche assicurare uno sbocco commerciale che vale 2 miliardi di euro ad una lunga filiera fatta di agricoltori, allevatori, vignaioli, imbottigliatori, pescatori e produttori artigianali e industriali di ogni genere”.

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