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CLASSIFICHE INTERNAZIONALI

Il Tignanello 2019 della Marchesi Antinori alla n. 5 della “Top 100” by “Wine Spectator”

Nato da un’idea di Niccolò e Piero Antinori nel 1971, oggi è una pietra miliare dell’enologia italiana

C’è ancora gloria per l’Italia del vino nella “Top 100” by “Wine Spectator”, che porta alla posizione n. 5 una delle sue etichette più iconiche: il Tignanello 2019, il super Tuscan della Marchesi Antinori, nato come un vino non convenzionale, precursore del suo tempo (la prima annata fu la 1971, ndr), capace di rappresentare un punto di svolta contribuendo a quello straordinario movimento oggi conosciuto come “Rinascimento” del vino italiano. 

Nato da un’idea di Niccolò e Piero Antinori, con il contributo dell’allora enologo Giacomo Tachis, Tignanello è il risultato di alcune felici intuizioni maturate dopo attente ricerche in vigna e viaggi nelle principali terre vitivinicole del mondo. Dopo le quali apparve loro chiaro il grande potenziale che seppero riconoscere in uno specifico vigneto: “76.682 viti di antica vigna chiantigiana, detta Tignanello”. Recitava così il testo di Luigi Veronelli sull’etichetta della prima storica annata, disegnata nel 1974 da Silvio Coppola, celebre grafico e designer del suo tempo. Tignanello, oggi, è una delle etichette italiane più famose e ambite dai collezionisti di tutto il mondo, tra i primi 100 marchi secondo l’indice dei fine wine Liv-Ex: una pietra miliare italiana e fiore all’occhiello della Marchesi Antinori, condotta oggi dall’amministratore delegato ed enologo Renzo Cotarella, già al n. 8 della “Top 100” by “Wine Spectator” nel 2016 (con la 2013). 

Alla posizione n. 6, invece, c’è un altro simbolo della viticoltura Usa: il Cabernet Sauvignon Oakville The Estates 2019 di Robert Mondavi, che torna nella top ten a 11 anni di distanza dall’ultima volta, nel 2011, con una delle sue produzioni più promettenti. Ci avviciniamo così, a grandi passi, alla vetta: domani saranno svelate, in un colpo solo, ben tre posizioni: la n. 4, la n. 3 e la n. 2, lasciando poi il “palco”, venerdì 11 novembre, a quello che sarà il “Wine of the Year”, onore capitato appena quattro volte all’Italia del vino, con il Sassicaia 2015 della Tenuta San Guido nel 2018, con il Brunello di Montalcino 2001 Tenuta Nuova di Casanova di Neri nel 2006, con l’Ornellaia 1998 di Tenuta dell’Ornellaia nel 2001 e con il Solaia 1997 di Antinori nel 2000 (qui tutti gli italiani presenti nella “Top 100” 2021).

Ieri è stata la volta di un altro italiano, il Saffredi 2019 di Fattoria Le Pupille, al n. 8, con cui la Maremma ha piazzato per la prima volta un suo vino tra i primi della “Top 100” by “Wine Spectator” (ne abbiamo parlato qui), ma anche dello Châteauneuf-du-Pape 2019 di Château de Beaucastel, alla posizione n. 7. Vini che si aggiungono al Cristal 2014 di Louis Roederer, uno degli Champagne più iconici che ci siano, alla posizione n. 10, e al Quilceda Creek 2018, Cabernet della Columbia Valley (Washington State), alla posizione n. 9.

L’intera classifica sarà, invece, annunciata lunedì 14 novembre, a chiudere simbolicamente una settimana che, dal 1988, accompagna il mondo del vino e le speranze dei produttori di entrare in quella che è una delle “Top 100” più prestigiose e, per questo, più ambite. Un anno fa, nella ristrettissima cerchia dei primi 10 vini del mondo secondo Wine Spectator - che vide in vetta il Dominus Estate 2018 della Napa Valley - furono due le etichette italiane - il Brunello di Montalcino 2016 “Le Chiuse”, al n. 5, ed il Barolo Bricco Boschis 2016 Cavallotto, al n. 8.

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