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Il Venerdi’ Di Repubblica

Così Mendini prese un cavatappi e lo trasformò in un oggetto cult ... Continua nello spazio espositivo dell’Ara Pacis, la serie di mostre dedicate ai grandi designer del secolo. Alla lieve ironia di Brano Munari fa seguito l’esplosiva, solare e autocelebrativa esibizione di Alessandro Mendini, architetto ma anche scultore, designer dissacrante e spiritoso, creatore e teorico colto ed eclettico.
Come vuole la tradizione dell’architettura contemporanea la sua attività ha nel tempo spaziato dal più infinitamente piccolo al grandioso, dalla saliera al progetto di città. Divisa in settori che dividono la multiforme produzione di quasi mezzo secolo in progetti di pensieri, corpi, stanze ed orizzonti, la mostra ripropone tra le molte cose oggetti di design
che fanno patte della quotidianità di ognuno,
come il cavatappi Anna G. prodotto da Alessi
e le barocche poltrone Proust. Sono oggetti
che si rivolgono alla sfera emotiva, e creano,
con il sorriso, un rapporto diretto, immediato e quasi affettivo con i loro utenti. Sull’onda
del pensiero post-moderno Mendini ha anche teorizzato il re-design, modificando oggetti ormai considerati dei classici, ha progettato musei e interi quartieri e, come diretto
re di prestigiose riviste di architettura, ha esercitato un’attività di controllo e di divulgazione di importanza fondamentale.

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