I palati della Gen Z non sono ancora pronti per apprezzare la secchezza dei tannini e in generale dei vini più amari, ma questo non significa che ai giovani non piaccia o non interessi il vino. E le modalità per introdurre il vino ai ventenni che vogliono scoprirlo ci sono e in un mercato statunitense diventato sempre più complicato, per i vini italiani più dolci come Amarone e Recioto, ma anche Brachetto, Moscato, Vin Santo e sino al Prosecco e Lambrusco, si allarga la finestra sui consumatori in Usa (ma non solo): uno dei target specifici potrebbe essere proprio la corte della Gen Z. Nel breve termine per il vino dolce, nel lungo periodo per i vini più secchi. A raccontarlo a WineNews (con un video prossimamente online, ndr) è Deborah Parker Wong, giornalista e docente di “Wine Appreciation” alla San Josè State University, con l’obiettivo dichiarato di “far nascere degli amanti del vino”. Ma come? Wong spiega, anche attraverso articoli pubblicati sul proprio sito, che il suo metodo di insegnamento (oltre alla parte teorica sulla storia del vino e la consapevolezza sensoriale) prevede l’introduzione del vino ai giovani iscritti al suo corso - quasi tutti alle prime armi, se non direttamente novizi o perplessi rispetto al prodotto, il che è da vedere a maggior ragione con ottimismo, secondo la professoressa, rispetto a tanti studi e report che dicono ai giovani non interessi il vino - attraverso la degustazione di vini contenenti zucchero residuo, perché sono quelli che, a quell’età, piacciono generalmente di più: “è attraverso questa tipologia di vini che i ragazzi possono imparare e scoprire le loro preferenze - spiega Deborah Parker Wong - il mio scopo è fargli incontrare un “vino-ponte”, il cancello d’ingresso per farli entrare nel settore in maniera più ampia e apprezzare in futuro anche i vini più secchi”.
Un sistema che porta i suoi frutti. Al termine del corso (18 settimane) gli studenti compilano un questionario: e se è confermato che i vini dolci siano quelli preferiti (in testa il frizzante dolce con il 70%, seguito dai liquorosi al 68,5%), le buone notizie sono anche per i produttori di vini secchi. Perchè già entro la fine del semestre, il 21,7% degli studenti dichiara di apprezzare i vini secchi e quasi la metà di quelli che avevano iniziato invece il semestre con scarso o nessun interesse per il vino secco si dichiara adesso più interessato ad approfondire (47,8%). In definitiva, solo il 16% ammette di non aver incontrato durante il corso un vino che gli piacesse (il cosiddetto “vino-ponte”), pertanto, dice Wong, “l’84% può essere descritto come amante del vino”. Numeri incoraggianti, seppur riferiti a una nicchia estremamente ristretta. E infatti c’è ancora tanto lavoro da fare: “dobbiamo mettere i giovani sulla strada giusta - sottolinea la professoressa - bisogna iniziare con ciò che gli piace, poi dal piacere si passa alla comprensione. E poi inizia il percorso verso il vino secco. Non è vero, comunque, che i giovani non amino il vino”.
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