Il 2025 per il vino italiano, come previsto, si chiude in negativo, per quanto riguarda le esportazioni, sul 2024. Un passivo che abbraccia tanto i valori che i volumi, e che testimonia un anno difficile, ma in cui il comparto non è “affondato”, considerato anche che il confronto era su un anno “record”, il 2024, e alla luce delle difficoltà di un 2025 che ha dovuto fare i conti, ad esempio, con i dazi Usa, primo player mondiale per i consumi di vino, la svalutazione del dollaro, il calo dei consumi e la crescita di nuove bevande che tolgono, inevitabilmente, quote di mercato al vino, con il salutismo e le guerre. Secondo i dati Istat, pubblicati oggi e analizzati da WineNews, il valore delle esportazioni del vino italiano nel mondo nel 2025 si è attestato a 7,7 miliardi di euro (-3,7% sul 2024) con 2,1 miliardi di litri in volume (-1,8% sul 2024).
Gli spumanti, in particolare, incidono per 2,3 miliardi di euro in valore (-2,5% sul 2024) e per 553,2 milioni di litri nei volumi (+0,68% sul 2024), con un andamento leggermente migliore rispetto ai vini fermi e che rispecchia il trend dell’ultimo periodo.
A pesare - ed era scontato in riferimento a quanto analizzato nei mesi scorsi - è il dato degli Stati Uniti, mercato saldamente leader per il vino italiano, che totalizza 1,75 miliardi di euro in valore (-9,1% sul 2024) per 339,5 milioni di litri (-6,2% sul 2024) nel 2025. In Europa la Germania è ancora il mercato n. 1 per il vino italiano ed è stabile sul 2024 a 1,14 miliardi di euro (+0,5%), anche se cala nei volumi a 474 milioni di litri (-3,2%). Non arrivano buone notizie dal Regno Unito che chiude il 2025 a 816,8 milioni di euro in acquisti di vino italiano (-3,8%) con una performance negativa anche nei quantitativi a 254,7 milioni di litri (-2,3%). Posizione n. 4 per il Canada che, nel 2025, scende a 420,7 milioni di euro di import di vino dall’Italia (-5,8%), nonostante una crescita dei volumi che si avvicinano a 75 milioni di litri (+1,9%). La Svizzera scende sotto il muro dei 400.000 euro arrivando, nel 2025, ad un import di vino italiano pari a 393,2 milioni di euro (-4,2%) e volumi a 64,4 milioni di litri (-5,1%). Una nota positiva riguarda la Francia, principale competitor per l’Italia enoica, a 309,7 milioni di euro in valore nel 2025 (+3,4%) e in rialzo anche nei volumi, ormai ad un passo dai 96 milioni di litri (+6,8%).
Buon risultato per il comparto enoico italiano anche quello raggiunto nei Paesi Bassi che, con 259,6 milioni di euro, segnano +5,5% in valore, meglio del Belgio che scivola a 217,2 milioni di euro (-6,2%), e della Russia che, nonostante un incoraggiante incremento degli acquisti nella seconda metà 2025 (superiori anche a quelli del 2024), chiude l’anno a 207,4 milioni di euro con un pesante -16%. Va, invece, in territorio positivo la Svezia, a 187,5 milioni di euro (+5,2%), mentre il mercato orientale non regala soddisfazioni al vino italiano. Scende il Giappone a 176,4 milioni di euro (-4,1%), crolla la Cina (66,9 milioni di euro, -25,1%), arretrano Corea del Sud (49,3 milioni di euro, -2,3%) e, seppur lievemente, il “porto franco” di Hong Kong (22,1 milioni di euro, -0,6%).
La stella del Mercosur, il Brasile, per molti una delle nuove frontiere per l’export di vino italiano, rappresenta ancora una nicchia di mercato, seppur in crescita, con un valore, per il vino italiano di 42,8 milioni di euro nel 2025 (+3,7%). L’India, dopo l’accordo con l’Europa, è destinata a crescere, ma, per adesso, è una “piazza” che per il vino italiano vale solo 2,7 milioni di euro (+5,6% sul 2024). L’Australia, uno dei più grandi produttori di vino al mondo e quello più influente in Oriente, ed ha importato, nel 2025, vino italiano per 71 milioni di euro, -1,7% sul 2024.
Alla luce dei dati Istat, il vino italiano ha perso nel 2025, nel confronto con il 2024, una cifra importante, intorno ai 300 milioni di euro in valore, con le spedizioni di vino diminuite di 22,6 milioni di litri. E con uno scenario, arrivati ad un terzo del 2026, che resta complicato, tra vecchie e nuove tensioni geopolitiche, incertezze, costi energetici destinati a salire e giacenze in cantina che continuano a crescere. Ma, come ricordiamo spesso, il vino italiano e non solo, nei tanti secoli in cui ha accompagnato la storia dell’uomo, ha vissuto diverse crisi profondissime, cambiamenti e rivoluzioni, che ha sempre superato, per la capacità di essere una bevanda diversa dalle altre, una bevanda “culturale”, legata come nessun’altra ai territori da cui nasce e alla convivialità, che resta uno degli aspetti fondamentali della vita. E anche per questo, il settore, come emerso anche da un recente sondaggio WineNews, si aspetta una certa stabilità, se non un ritorno ad una leggere crescita, nel 2026, con la voglia di guardare con positività al futuro, nonostante tutto.
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