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Il vino italiano tra le “mille luci” della “Grande Mela”: Vinitaly.Usa 2026 sceglie New York City

Il 26 e il 27 ottobre, in una delle grandi capitali del mondo, l’edizione n. 3 della kermesse di Veronafiere-Vinitaly e Ita-Italian Trade Agency
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Il vino italiano nella “Grande Mela”: Vinitaly.Usa 2026 sceglie New York City

La “Grande Mela”, il crogiolo del “melting pot” culturale ed etnico americano, la “città che non dorme mai”, la “città delle mille luci”: comunque la si veda, e comunque sia stata definita da canzoni, opere letterarie, cinema e non solo, New York City è una delle grandi capitali economiche, culturali e mediatiche del mondo, e città simbolo di quegli Stati Uniti che sono il primo mercato del vino del mondo, ed il primo partner straniero per l’Italia enoica (1,5 miliardi di euro l’export tricolore nei primi 10 mesi 2025, seppur in lieve calo sul 2024, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, a causa dei dazi al 15% voluti dal presidente Usa Donald Trump, ma non solo). E sarà proprio New York City il teatro dell’edizione n. 3 di Vinitaly.Usa, di scena il 26 e il 27 ottobre 2026 al Pier 36. Così hanno scelto Veronafiere-Vinitaly e Ita-Italian Trade Agency, dopo due edizioni a Chicago, per quella che è un’“evoluzione naturale di un progetto costruito per fasi, mantenendo continuità di format, obiettivi e posizionamento”. Una scelta legata non solo alla città, ma anche al fatto che “lo Stato di New York rappresenta il 6,5% del consumo totale di vino negli Stati Uniti, posizionandosi come terzo mercato nazionale dopo California e Texas e come primo Stato del Nord-Est con il 34% dei consumi dell’area. Un territorio in cui il vino è parte integrante dello stile di vita urbano e culturale, sostenuto da una forte presenza della ristorazione - 930 ristoranti italiani, pari al 10,9% del totale - oggi ulteriormente valorizzata dal riconoscimento Unesco alla Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità”.
“Vinitaly.Usa 2026 si rivolge a produttori, consorzi, importatori, distributori, operatori Ho.Re.Ca. e stakeholder istituzionali interessati a partecipare ad un progetto che mette al centro qualità, contenuti e relazioni di lungo periodo, contribuendo in modo concreto allo sviluppo del vino italiano negli Stati Uniti”, sottolinea il presidente Veronafiere, Federico Bricolo.
Chicago, spiega Veronafiere, “ha rappresentato un contesto efficace per avviare Vinitaly.Usa con un’impostazione B2b di respiro nazionale. New York si inserisce oggi come passaggio di scala, valorizzando il lavoro svolto e rafforzando la capacità della manifestazione di dialogare con i principali centri decisionali del mercato americano del vino, senza modificarne la direzione strategica. La scelta di New York City - si legge in una nota - risponde a una logica di mercato precisa. L’area concentra importatori, distributori con copertura multi-statale, centrali d’acquisto e gruppi della ristorazione e del retail attivi su più mercati. Decisioni prese a New York incidono direttamente su strategie commerciali, assortimenti e listini a livello nazionale, rendendo la città un nodo chiave per chi opera sul mercato statunitense del vino. In questo contesto, Vinitaly.Usa rafforza il proprio ruolo di piattaforma di riferimento per l’intero Paese”.
“Vinitaly.Usa è un progetto sul quale l’Ita-Italian Trade Agency - commenta il presidente Matteo Zoppas - ha creduto fino dalla prima edizione. Abbiamo lavorato molto sulla qualità degli operatori internazionali al fine di qualificare e valorizzare un momento di promozione del prodotto ed abbiamo lavorato sullo sviluppo dell’offerta delle relazioni commerciali. Con l’intento di colmare il vuoto che creava la mancanza di una vera fiera del vino negli Stati Uniti. Rinnoviamo l’intenzione di appoggiare un progetto tanto opportuno quanto concreto, soprattutto in un momento e in una fase delicata sia del comparto del vino in sé, che dell’area statunitense che sconta oggi l’aggravio dei dazi, il cambio euro-dollaro, ed un comportamento del consumatore più moderato”. Inoltre, dalle diverse analisi emerge che il profilo dei buyer attivi nello Stato di New York è pienamente coerente con il posizionamento di Vinitaly.Usa. “Si tratta di operatori abituati a lavorare su fasce di prezzo medio-alte e premium, con una consolidata attenzione all’origine, all’identità territoriale e alla qualità del prodotto. Un approccio in linea con le caratteristiche distintive del vino italiano e con una visione orientata alla costruzione di valore nel lungo periodo”.
I dati confermano questo scenario: il 37% dei consumatori ad alta spesa dichiara un reddito annuo fino a 149.000 dollari e il 32% oltre i 150.000 dollari; il consumo di vino è frequente, tra due e cinque volte a settimana per il 44% degli intervistati, con una spesa media per bottiglia superiore ai 30 dollari per oltre la metà del campione. Dopo i vini californiani, quelli italiani risultano i più scelti, superando quelli francesi. Un pubblico che si definisce fortemente interessato al vino, competente e che lo considera una componente rilevante della propria vita quotidiana.
E dunque, spiegano gli organizzatori, “l’edizione newyorkese di Vinitaly.Usa si inserisce nella più ampia strategia internazionale di Veronafiere, sviluppata in collaborazione con Ita-Italian Trade Agency, e orientata a presidiare i mercati chiave attraverso iniziative di promozione integrate e vicine alle dinamiche locali. Una strategia che affianca alla promozione del vino italiano la valorizzazione dell’enoturismo con Vinitaly Tourism e lo sviluppo dell’olio extra vergine di oliva di qualità con Sol Expo, con l’obiettivo di sostenere in modo sistemico le filiere, i territori e le eccellenze del made in Italy, rafforzandone il posizionamento sui mercati internazionali ad alto potenziale”.

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