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LA STORIA

Il vino, mai come oggi motore per la ripartenza, puntando sulla forza dell’Italia: la diversità

La blogger e scrittrice Laura Donadoni racconta, su Facebook, con Oscar Farinetti e Ampelio Bucci, la sua storia e quella di sei imprenditori del vino
AMPELIO BUCCI, BIODIVERSITÀ, LAURA DONADONI, OSCAR FARINETTI, VINO ITALIANO, Italia
Oscar Farinetti e Ampelio Bucci presentano il libro di Laura Donadoni “Come il vino ti cambia la vita”

Se prima di questa pandemia si discuteva sull’importanza della comunicazione del bello e il buono dell’Italia nel mondo, adesso, con la fase più critica dell’emergenza alle spalle, c’è solo da approfondire e allargare il discorso, comprendendo il mondo del vino italiano. Lo sa bene Laura Donadoni, alias The Italian Wine Girl, blogger e instagramer da oltre 46.000 followers che ha fatto fortuna in America come influencer del vino italiano. E che, nel suo primo libro “Come il vino ti cambia la vita. Storia di rinascita, coraggio e ritorno alla terra”, presentato ieri, in diretta Facebook, “ospite” di Fontanafredda, una delle cantine storiche del Barolo, insieme ad Oscar Farinetti, fondatore di Eataly che ha scritto per lei la prefazione, e Ampelio Bucci, signore del vino delle Marche, da lei definito un suo “mentore”.
“Questo libro è un’autobiografia di Laura Donadoni - dice Oscar Farinetti in apertura della diretta - ma è straordinario perché è anche la storia di tanti di noi. In questo libro racconta come è dovuta scappare, col marito, dall’Italia, trasferendosi negli Stati Uniti, dove ha dovuto letteralmente ricostruirsi da capo una vita. E, proprio a migliaia di chilometri di distanza, ha sentito il richiamo delle sue origini. Allo stesso modo - continua Farinetti - ha raccontato la storia di sei imprenditori del vino italiano, che, con storie del tutto diverse tra loro, hanno in comune l’essersi salvati grazie al vino”.
Storie diverse, ma tutte italiane, di grandi e piccoli produttori, che proprio sulla diversità hanno puntato e investito. Come quella di Gianluca Bisol, famoso per il suo Prosecco, ma che si è messo in testa di puntare su un vitigno differente, la Dorona, vitigno estinto che lui è riuscito a riportare in vita con tante battaglie, o quella di Albino Armani, che ha investito 30 anni nella ricerca di vitigni autoctoni della Val d’Adige, terra un po’ dimenticata a cavallo tra Trentino e Veneto, a cui mancava, e serviva, un’identità, o ancora quella di Leonardo Beconcini, che ha avuto il coraggio di rompere con la grande tradizione enoica toscana, andando avanti a coltivare il Tempranillo in terra di San Miniato, dimostrando che lì era tradizionale in realtà. Si continua con Claudio Quarta, che raggiunto l’apice della carriera, sente il richiamo della sua terra, il Salento, a cui decide di restituire parte della sua fortuna ottenuta in un altro settore, ripartendo dal vino e intraprendendo una lotta per la difesa dell’imprenditoria onesta in una terra segnata dalla malavita. E poi, “le due grandi regine di questo libro” le definisce l’autrice: Elisa Dilavanzo, col suo Moscato Giallo, che ha creduto in un vino considerato storicamente da tutti solo “un vino da donne”, sui Colli Euganei, e Elena Fucci, che ha scelto di rimanere a Barile, piccolo paesino ai piedi del Vulture, quando tutti scappavano da lì, e ha portato il mondo a Barile, grazie ai suoi vini.
“Il vino per me è stato un’occasione di rinascita personale ma può esserlo per chiunque voglia cambiare vita”, scrive The Italian Wine Girl
che, dopo aver iniziato una carriera come giornalista a Bergamo, si è trasferita in America dove ha iniziato da capo diventando esperta di vino e sommelier Wset di successo, oltre che Vinitaly International Italian Wine Ambassadors, in California, fondando uno dei wine blog e canali Instagram e YoTube sul vino italiano più seguiti, ma anche La Com, agenzia di comunicazione focalizzata sulla promozione del vino che opera negli States su tutto il territorio nazionale, unica donna italiana membro del prestigioso International Circle of Wine Writers di Londra. “Mi sono messa a studiare - racconta in diretta la Donadoni - un modo per comunicare il vino italiano negli Stati Uniti. I produttori con cui ho parlato e che appaiono nel libro non li ho scelti, sono stati incontri da cui sono nati dialoghi, pensieri e progetti, storie che mi hanno ispirata, con lo spirito di ripartenza e crescita, partendo da quello che di straordinario abbiamo. Col suo “pensare locale, agire globale”, Ampelio è stato per me un mentore”.

“Ciò che questa pandemia ci ha insegnato - commenta il “Signore del Vino delle Marche”, Ampelio Bucci - è quanto abbiamo bisogno, nel mondo del vino italiano come in tanti altri settori, di organizzare meglio la nostra comunicazione nel mondo: c’è bisogno di organizzare uno storytelling, a mo’ di fiaba , da raccontare e che sia facile da ri raccontare, e che faccia innamorare le persone della nostra diversità”. “Proprio su questa nostra caratteristica io penso si debba puntare - interviene l’autrice - sulla diversità: nessun altro Paese nel mondo ha tutta questa ricchezza in termini di biodiversità, e le storie che racconto ne sono la prova. Ma più che come un senso di poca unità, dovremmo leggerla, e raccontarla, come un grande punto di forza, che ci caratterizza e ci rende unici”. E per questo, le storie che racconta nel suo libro (Cairo Editore, prezzo di copertina Euro 12,75), hanno in comune “la speranza di vedere rinascere un Paese in crisi dove le nuove generazioni stanno intuendo che è possibile ripartire da uno dei nostri beni più preziosi: il vino”.

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