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UNA MODERNA AGORÀ

Il vino promuove la sostenibilità, nell’ambiente, nel cibo, nell’arte, nel design e nella politica

L’Academia Berlucchi riunisce in Franciacorta personaggi di spicco per condividere idee. Sgarbi: Petrini deve ricevere la stessa attenzione di Giotto

Ricerca e innovazione nel rispetto del territorio e di chi lo abita, per il vino; la creatività, la tecnica e l’attenzione per le materie prime, per l’alta ristorazione; investire con determinazione nell’educazione alimentare dei giovani ad ogni livello, per l’istruzione; sfuggire alle pressioni del mercato e riscoprire la vocazione di committenti, e non semplici sponsor, delle aziende private, per l’arte; riscoprire il genius loci e le bellezze nascoste dei territori minori, per il turismo; redistribuendo le risorse e affrontando, anziché negando, il cambiamento climatico, per il pianeta. Con un denominatore comune: una visione etica, capace di oltrepassare i confini aziendali e privati per estendere i suoi effetti benefici sulla collettività. Sono le idee principali per un possibile futuro sostenibile in armonia con il territorio, secondo Academia Berlucchi - Il Circolo Virtuoso del Sapere, progetto voluto dalla famiglia Ziliani alla guida della storica griffe Guido Berlucchi, pioniera di una viticoltura sostenibile in Franciacorta, promotrice di una moderna agorà che riunisce personaggi di spicco di ambiti diversi per stimolare il confronto e condividere proposte su temi di interesse pubblico, che possano avere una ricaduta positiva sui territori. Noti e meno noti, ma che, secondo il celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi, forti del loro genius loci e della bellezza nascosta e diffusa dell’arte “minore”, “possono divenire invece elementi ed attrattori di pubblici più curiosi e colti, con positive ricadute diffuse sia culturali che economiche. Territori ancora poco e mal divulgati (Venezia, Firenze vs. Franciacorta o Bergamasco, così come altri), ma capaci di creare un modello di turismo sostenibile meno invasivo e spersonalizzante. Territori che devono essere protetti e valorizzati, non solo in termini conservativi ma anche nella prospettiva di una “cultura materiale” che deve essere considerata alla stregua della grande arte: Carlo Petrini, inventore di Slow Food e Terra Madre, e i suoi progetti dovrebbero ricevere oggi la stessa attenzione di Giotto o Michelangelo”.
Il progetto - sviluppato in collaborazione con Future Concept Lab di Francesco Morace, direttore scientifico di Academia Berlucchi - ha messo, in questa prima edizione, i “Territori Sostenibili”, intesi nella loro accezione più ampia, spaziando quindi dall’arte alle politiche agricole, dal cibo al design, passando, ovviamente, per l’ambiente. Ad emergere, un’idea di sostenibilità “a tutto tondo” e una visione etica, come quella espressa nel saper fare e in una visione aziendale di grande coerenza e continuità, di Berlucchi, ha ripercorso il ceo e direttore tecnico Arturo Ziliani, “entrata nella contemporaneità, mettendo a punto già da tempi non sospetti (1999) processi innovativi e nello stesso tempo sostenibili, quali l’accuratezza enologica e l’applicazione di avanzate tecnologie in vigna per contrastare il cambiamento climatico, l’attenzione ossessiva ai dettagli, il rispetto dei partners a monte e a valle della filiera: dagli agricoltori locali ai collaboratori interni, fino alla comunità dei clienti in tutto il mondo”. Una visione etica alla base anche del concetto di “sostenibilità in cucina”, di cui la chef stellata e “di frontiera” nel suo “L’Argine a Vencò” sul Collio, Antonia Klugmann, è una paladina: “l’approccio creativo, attraverso il lavoro dei cuochi e la scelta delle tecniche più adatte (tradizionali e/o innovative), può aiutare a ridurre gli sprechi e a valorizzare anche quelle materie prime che normalmente sono classificate come povere e che, in verità, caratterizzano ogni territorio italiano. Anche la scelta di proporre una ristorazione di piccoli numeri non è un limite bensì una risorsa”.
Visioni che arrivano da realtà di consolidata esperienza, e che dovrebbero essere un modello per i tanti giovani che muovono professionalmente i primi passi nel mondo enogastronomico. “C’è bisogno di un modello educativo aperto, unico, etico ed integrato con l’action learning e l’esperienza pratica - secondo Paolo Corvo, direttore del Laboratorio di Sociologia dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo - i punti di contatto con Academia sono evidenti: interdisciplinarietà, visione lunga sui processi creativi e produttivi, visione e proiezione di internazionalità. Per diventare gastronomi si insegna non solo a conoscere la catena alimentare sostenibile, indicando i valori ecologici e culturali connessi al cibo, con la possibilità di sperimentarli negli orti didattici, ma anche si deve investire nella formazione della persona e della sua sensibilità a questi temi, che saranno il leitmotiv di un futuro già iniziato”. Talent scout di giovani nel mondo dell’arte, per Caroline Corbetta, art curator di fama internazionale, “il mondo dell’arte è faticosamente, ma con determinazione, alla ricerca di un nuovo modello di sostenibilità etica per sfuggire alle pressioni del mercato che influenza i programmi museali, lasciando sempre meno spazio alle esperienze e alla ricerca. Una delle possibili risposte suggerite, anche per valorizzare i giovani artisti, è quella di riscoprire la vocazione di committenti, e non semplici sponsor, delle aziende private, rispettando con trasparenza gli interessi e i valori in gioco”.
Dal punto di vista scientifico, Mario Tozzi, divulgatore scientifico e conduttore di “Sapiens” su Rai3, dialogando con il vice direttore di Rai Tre Giovanni Anversa, ha chiarito “l’inconfutabilità delle ipotesi sul cambiamento climatico, che non può essere affrontata secondo le regole della par condicio (dando lo stesso spazio a chi è pro e chi è contro tale tesi), ma secondo le verifiche incrociate del metodo sperimentale che dimostra con schiacciante prevalenza l’impatto drammatico delle attività umane sul pianeta, “esplose” dal 1970 quando ancora esso era in “equilibrio”, seppur a scapito di grandi masse di popolazione globale, che oggi chiedono di accedere alle stesse opportunità del mondo sviluppato. E che non esistono risorse per tutti, ma che solo attraverso una ridistribuzione di queste si possa (e debba) cercare di ritrovare un nuovo equilibrio che consenta al pianeta, in futuro di sopravvivere a sé stesso”. Infine, presenza internazionale di rilievo, Tony Chambers, designer e già direttore della rivista “Wallpaper” che, da oltre due decenni, sta delineando e descrivendo gli scenari socio-culturale delle tendenze nei consumi attraverso il design, l’architettura ed il lifestyle, in dialogo con il giornalista del Corriere della Sera Luca Zanini, ha condotti i presenti in un affascinante “viaggio globale” alla scoperta delle architetture e delle metodologie sostenibili sviluppate nelle cantine più innovative del mondo, sottolineando così anche il ruolo chiave del pensiero sostenibile applicato alle buone pratiche nel design, nell’architettura, nel turismo.

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