02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018
TOP 100

Il “Wine of the Year” del 2022 by “Wine Spectator” arriva dalla Napa Valley

È l’Oakville Double Diamond 2019 di Schrader Cellars. Tre italiani in top ten: Fattoria dei Barbi (2), Tignanello (5) e Fattoria Le Pupille (8)
BRUNELO DI MONTALCINO, DOUBLE DIAMOND, FAMIGLIA ANTINORI, FATTORIA DEI BARBI, FATTORIA LE PUPILLE, NAPA VALLEY, SAFFREDI, TIGNANELLO, TOP 100, WINE SPECTATOR, Mondo
Gli italiani nei primi posti della "Top 100" 2022 di Wine Spectator

Il “Wine of the Year” del 2022, secondo la “Top 100” di “Wine Spectator”, la classifica più influente nel mondo della critica enoica, è il Cabernet Sauvignon Oakville Double Diamond 2019 di Schrader Cellars, in Napa Valley, firmata da uno dei migliori winemaker del territorio, Thomas Rivers Brown. Una risposta, scrive “Wine Spectator”, anche a chi crede che i grandi Cabernet della Napa Valley debbano necessariamente avere prezzi a tre cifre: allo scaffale, l’Oakville Double Diamond 2019, arriva a 80 dollari a bottiglia. È quello che a Bordeaux verrebbe definito “secondo vino”, capace di rispecchiare lo stile dell’azienda, ad un prezzo più accessibile. È prodotto dalle uve dei vigneti allevati a To Kalon, sul fianco occidentale di Oakville, probabilmente il cru più prestigioso di tutta la Napa Valley: i terreni argillosi e ghiaiosi, profondi e ben drenati, di Kalon hanno infatti regalato al mondo del vino alcune delle declinazioni più longeve della Napa Valley, sin dagli anni Sessanta. “Con il pedigree di una grande vigna sotto la mano di un grande vignaiolo, un secondo vino non va mai trascurato. Per la sua avvincente combinazione di qualità e prezzo in una categoria inondata di imbottigliamenti con conto spese, lo Schrader Cellars Cabernet Sauvignon Oakville Double Diamond 2019 è il nostro vino dell’anno per il 2022”, chiosa “Wine Spectator”.
Per l’Italia, sono ben tre le etichette nelle prime dieci posizioni: alla seconda posizione, il Brunello di Montalcino Riserva 2016 di Fattoria dei Barbi, storica griffe del territorio, che produce Brunello sin dal 1892, e tra le 25 cantine che, nel 1967, hanno dato vita alla Doc.
 Un bel segnale, per quello che “è ormai senza grossi dubbi il miglior vino d’Italia”, commenta, a WineNews, Stefano Cinelli Colombini, alla guida di Fattoria dei Barbi (qui l’articolo completo). Alla posizione n. 5 troviamo, invece, il Tignanello 2019, il super Tuscan della Marchesi Antinori, nato come un vino non convenzionale, precursore del suo tempo (la prima annata fu la 1971, ndr), dal genio di Niccolò e Piero Antinori con l’aiuto di Giacomo Tachis, capace di regalare un contributo fondamentale a quello straordinario movimento oggi conosciuto come “Rinascimento” del vino italiano (ne abbiamo scritto qui). Infine, alla posizione n. 8, la Maremma piazza, per la prima volta, un vino di uno dei territori più autentici e selvaggi del vino italiano e di Toscana: il Saffredi 2019 di Fattoria Le Pupille, vino nato dalla volontà della produttrice Elisabetta Geppetti, che, dalla metà degli anni Ottanta del Novecento, ha creato l’azienda di Piagge del Maiano, a Grosseto (qui l’approfondimento).
A completare la Top 10, andando a ritroso, lo Chardonnay Napa Valley Hyde Vineyard 2019 alla posizione n. 3 ed il St.-Julien 2019 di Château Talbot (Bordeaux) alla posizione n. 4, annunciati ieri, quindi, ,alla posizione n. 6 il Cabernet Sauvignon Oakville The Estates 2019 di Robert Mondavi, lo Châteauneuf-du-Pape 2019 di Château de Beaucastel alla posizione n. 7, il Quilceda Creek 2018, Cabernet della Columbia Valley (Washington State), alla posizione n. 9, e il Cristal 2014 di Louis Roederer, uno degli Champagne più iconici che ci siano, alla posizione n. 10.
Un anno fa, nella ristrettissima cerchia dei primi 10 vini del mondo secondo “Wine Spectator” - che vide in vetta il Dominus Estate 2018 della Napa Valley - furono due le etichette italiane: il Brunello di Montalcino 2016 “Le Chiuse”, al n. 5, ed il Barolo Bricco Boschis 2016 Cavallotto, al n. 8. Lunedì sarà online l’intera “Top 100” 2022 di “Wine Spectator”, con la consueta analisi di WineNews, focalizzata sulle etichette italiane in classifica.
Dal 1988 ad oggi, solo quattro volte un vino del Belpaese è riuscito ad affermarsi come “Wine of the Year”: il Sassicaia 2015 della Tenuta San Guido nel 2018, il Brunello di Montalcino 2001 Tenuta Nuova di Casanova di Neri nel 2006, l’Ornellaia 1998 di Tenuta dell’Ornellaia nel 2001 e il Solaia 1997 di Antinori nel 2000.

Focus - Tutte le volte del Brunello di Montalcino nella “Top 10” di “Wine Spectator”

Se il vino italiano, con buona continuità, è sempre stato ben presente nella “Top 100” di “Wine Spectator”, e per ben quattro volte al vertice, con il Sassicaia 2015 della Tenuta San Guido nel 2018, con il Brunello di Montalcino 2001 Tenuta Nuova di Casanova di Neri nel 2006, con l’Ornellaia 1998 di Tenuta dell’Ornellaia nel 2001 e con il Solaia 1997 di Antinori nel 2000,scorrendo le varie classifiche, dalla prima, del 1988, ad oggi, emerge come il Brunello di Montalcino, molto spesso, si sia piazzato nella “Top 10”, sovente sul podio, a testimonianza sia della costanza qualitativa del territorio, espressa da diverse aziende, sia della liason d’amore tra il Brunello di Montalcino e gli americani.
Se della posizione n. 2 per il Brunello di Montalcino Riserva 2016 della storica Fattoria dei Barbi guidata da Stefano Cinelli Colombini, in questa edizione 2022, arrivata in pieno “Benvenuto Brunello”, abbiamo detto, così come del primato assoluto nel 2006 con il Brunello di Montalcino 2001 Tenuta Nuova di Casanova di Neri, va sottolineato che più volte il grande rosso è finito sul podio, alla posizione n. 3, con il Brunello di Montalcino Le Lucére 2015 della cantina di Roberto Giannelli, San Filippo, nel 2020, e con il Brunello di Montalcino 1997 di Castello Banfi, nel 2002.
Più volte, poi, il Brunello di Montalcino, il podio l’ha sfiorato, con la posizione n. 4 conquistata dal Brunello di Montalcino 1985 di Poggio Antico nel 1990, dal Brunello di Montalcino 2006 diCampogiovanni nel 2011, dal Brunello di Montalcino 2010 de Il Poggione nel 2015, ed ancora dal Brunello di Montalcino 2012 di Casanova di Neri nel 2017.
Poi spiccano la posizione n. 5 per il Brunello di Montalcino 2016 de Le Chiuse nel 2021; la posizione n. 6 per il Brunello di Montalcino 1990 di Campogiovanni nel 1995; la posizione n. 8 per il Brunello di Montalcino Poggio all’Oro Riserva 1999 di Castello Banfi nel 2005; la posizione n. 9 per il Brunello di Montalcino 2007 di Ciacci Piccolomini d’Aragona nel 2012.
Una presenza ai vertici della classifica, costante nel tempo, come pochi altri territori del mondo possono vantare.

Copyright © 2000/2022


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2022

Altri articoli