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Investire in agricoltura nei Paesi sottosviluppati può migliorare le condizioni precarie di vita di milioni di donne e ragazze: così Gilbert F. Houngbo, presidente di Ifad, a Marie - Claude Bibeau, ministro canadese dello Sviluppo internazionale

Ci sono luoghi nel mondo in cui le donne sono considerate meno di zero, non sono in grado di rendersi economicamente autonome nonostante il duro lavoro, in cui non hanno diritti civili. Nei Paesi in via di sviluppo le condizioni delle donne sono precarie, ma per l’Ifad - Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo delle Nazioni Unite (www.ifad.org), investire nell’agricoltura e nello sviluppo rurale potrebbe essere il modo migliore per il Canada di raggiungere gli obiettivi della sua nuova Politica femminista di aiuto internazionale, che mira a garantire pari opportunità e autonomia economica a milioni di donne e ragazze nei paesi in via di sviluppo in tutto il mondo. Su questo tema sarà incentrato l’incontro del 4 dicembre tra Gilbert F. Houngbo, presidente di Ifad, e Marie - Claude Bibeau, ministro canadese dello Sviluppo internazionale e della Francofonia.
Secondo un rapporto della Fao del 2014, il 43% dei lavoratori agricoli nel mondo sono donne, e in alcune zone dell’Africa e dell’Asia, la percentuale sale fino al 50% e oltre. Investire nell’agricoltura e nello sviluppo rurale, ha spiegato Houngbo, può avere un effetto enorme sull’indipendenza economica e l’autostima delle donne, l’istruzione delle giovani e l’alimentazione delle famiglie, senza contare i benefici per la sicurezza alimentare del pianeta.
La ricerca dimostra che offrire alle donne impegnate nell’agricoltura pari opportunità di accesso alle risorse produttive potrebbe aiutare altri 150 milioni di persone a uscire dalla povertà.
“Quando i canadesi si chiedono che cosa possono fare per sostenere la causa dell’eguaglianza e garantire potere decisionale a donne e ragazze in tutto il mondo, non credo che il loro primo pensiero sia investire nello sviluppo agricolo”, ha dichiarato Houngbo. “Eppure tre quarti delle persone più povere e più affamate della terra vivono nelle aree rurali, ed è lì che lo sviluppo può avere l’impatto maggiore sulla vita delle donne e delle ragazze”.

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