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L'espresso

Tre salone spumeggianti. MiWine, Vinitaly, Salone del Vino: si moltiplicano le manifestazioni dedicate al bere bene. E i visitatori diventano ogni anno più numerosi ... Le dichiarazioni ufficiali sono tutte all’insegna del fair play. In realtà è in corso una vera e propria guerra tra saloni italiani dedicati al vino. Ultimo arrivato, ma dotato di un supporto poderoso come la Fiera di Milano, è MiWine (www.miwine.it), che accoglierà un migliaio di espositori e attende 25 mila visitatori a Milano dal 14 al 16 giugno. “E’ uno strumento nuovo, una nuova opportunità che nasce dalla richiesta dei produttori ai quali evidentemente non bastano il Vinitaly e il Salone del Vino. Le adesioni sono state di gran lunga superiori al previsto”, dice Ezio Rivella, presidente dell’Unione Italiana Vini, da cui l’iniziativa è nata. La partecipazione dei produttori sarà massiccia, tuttavia sono molti e importanti quelli che “off record” dichiarano di non crederci ma di sentirsi in qualche modo obbligati a esserci. Oltretutto MiWine col passare dei mesi ha sfumato la connotazione di punto d’incontro elitario e incentrato sul business to business, per avvicinarsi al modello di grande kermesse per il pubblico generico.
Resta invece fuori discussione che il Vinitaly di Verona (www.vinitaly.com), pur con il gigantismo e certe pecche logistiche, anche con il successo dell’ultima edizione di aprile ha dimostrato di essere ormai una macchina ben collaudata, appuntamento irrinunciabile per gli operatori italiani e stranieri. Terzo commensale è il Salone del Vino di Torino (14-17 novembre, www.salonedelvino.com), che accentua la vocazione a dar spazio e visibilità ai produttori di minori dimensioni, a valorizzare le produzioni di vini che con maggior difficoltà riuscirebbero a emergere. “Puntiamo alla comunicazione, al rapporto diretto tra produttori e pubblico; il rapporto con buyer stranieri è fondamentale, ma il nostro primo obiettivo è mettere a contatto fra loro gli operatori nazionali”, dice Umberto Benezzoli, amministratore delegato del Lingotto Fiere. Resta il fatto che si fa sentire sempre più forte il mugugno dei produttori per la moltiplicazione delle spese che, salone dopo salone, debbano sopportare. Sarà il mercato a decidere chi ha titoli per crescere e chi dovrà rivedere i programmi.

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