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L'espresso

La Cassa e morta? Viva la cassa ... Soldi per l’agricoltura. Per i progetti idrici della legge-obiettivo. E poi la promozione del farro, degli agrumi, delle mozzarelle. Tutto senza controlli... Tutti la pensano morta da decenni. Il ministro Giulio Tremonti si prepara a resuscitarla, ma in realtà la Cassa del Mezzogiorno, l’agenzia che ha risucchiato 140 miliardi di euro in mezzo secolo di sprechi, ruberie e grandi opere, è viva e continua a spendere senza controllo. È stata scorporata e ha assunto nuove denominazioni (nel 1984 è diventata Agensud e nel 1993 ha trasferito le sue competenze a un commissario), ma la sua struttura continua a gestire acquedotti e campagne promozionali per centinaia di milioni di euro. Per scoprire questo pezzo di Italia che è passato indenne dagli anni Cinquanta al terzo millennio, bisogna entrare in un palazzo romano di via Venti Settembre, di fronte al ministero dell’Agricoltura. Al quarto piano, in un ufficio con stucchi e soffitti degni del vicino Quirinale (il ministero paga al Vaticano, che ne è il proprietario, 190 mila euro l’anno per l’affitto) resistono gli ingegneri e gli impiegati della vecchia Cassa. Questo manipolo di sopravvissuti scruta con preoccupazione le finestre di fronte, quelle del ministro Luca Zaia, il leghista che da mesi evita di prorogare il commissario dell’ex Agensud, Roberto Iodice.
Entrato nella Cassa del Mezzogiorno nel 1980 con una borsa di studio, nominato commissario nel 2003 dall’allora ministro Gianni Alemanno dopo gli scandali che avevano travolto i suoi tre predecessori, questo ingegnere è il leader degli ultimi giapponesi dell’intervento straordinario. “Le concedo un anno per sbrigare le pratiche e chiudere la baracca”, gli disse l’attuale sindaco di Roma. Iodice ha convinto tre ministri a prorogarlo per sei anni. Ora è scaduto nuovamente, il 31 maggio scorso, ma l’ingegnere continua a guidare il commissariato come se nulla fosse. Nel suo ufficio manca l’aria condizionata ma lui, con gli occhiali appannati e la camicia zuppa di sudore, non abbandona le pratiche. In fondo è il suo momento. Dopo tanti anni il Sud torna protagonista grazie ai ricatti a Berlusconi di Raffaele Lombardo e Gianfranco Micciché? I due tenutari del granaio elettorale siciliano minacciano la scissione dal Pdl e improvvisamente il ministro valtellinese Giulio Tremonti comincia a baloccarsi con l’idea di una novella Cassa del Mezzogiorno? Iodice dovrebbe esultare; invece ha un diavolo per capello: nessuno cita la sua esperienza, nessuno si ricorda dell’ex Agensud. Eppure l’ente creato nel 1951 da Alcide De Gasperi e soppresso nel 1992 da Giuliano Amato, in parte sopravvive ancora nel suo ufficio. Le migliaia di opere incompiute dell’Agensud nel 1995 sono state trasferire a una serie di commissari che dovevano chiudere le pratiche. Ma, mentre gli altri, come chi si occupava dei lavori pubblici o chi seguiva le opere per i terremotati, hanno compiuto il lavoro in un anno, il commissariato più importante, che doveva occuparsi di agricoltura e irrigazione, è stato prorogato di decennio in decennio ed è arrivato intatto fino ai giorni nostri. Il commissariato dell’agricoltura in questi anni ha realizzato il 65 per cento delle 1080 opere ereditate dalla vecchia Cassa (per lo più acquedotti) per un impegno complessivo di 2,9 miliardi di euro. E non ha nessuna intenzione di estinguersi: una serie di leggi gli hanno affidato altre opere per 1 miliardo e 100 milioni. Basta leggere la relazione presentata nel maggio scorso dal commissario per capire che Roberto Iodice è più potente di un ministro. Nel 2008 ha firmato senza alcun controllo preventivo decreti di spesa per 31 milioni di euro. E negli ultimi anni ha fronteggiato richieste per contenziosi legali da far tremare i polsi a un grande manager. Le grandi società appaltatrici degli acquedotti, come Impregilo e Grassetto, hanno chiesto circa 150 milioni più del previsto per i loro lavori. Il commissario è riuscito a pagarne, dopo liti, transazioni e arbitrati, solo 18 milioni. L’ex Agensud istruisce anche le pratiche della legge obiettivo del 2001, come il bacino del Biferno in Molise (180 milioni di euro) o il tronco della rete idrica dell’Acerenza in Basilicata (104 milioni di euro) ma non si occupa solo di acqua. Grazie a una serie di leggine apposite, ha ricevuto il potere di elargire centinaia di milioni anche ai cosiddetti “progetti promozionali”. Dal farro all’olio, dagli agrumi alle mozzarelle, dai pomodori pachino alle pesche nettarine, non c’è consorzio o piccola lobby alimentare che non abbia ricevuto il suo contributo.

E poi ci sono le convenzioni. Quando un ente amico della politica entra in crisi, immediatamente i
partiti si ricordano del vecchio Commissariato e gli ordinano di stipulare convenzioni tanto onerose quanto rapide nell’esecuzione: così 20 milioni di euro sono finiti all’ente dei cavalli caro alla destra, l’Unire, altri 20 sono pronti per l’Agea, l’ente agricolo che era presieduto dal braccio destro di Gianni Alemanno, il sottosegretario Antonio Buonfiglio, e altri 15 milioni sono andati all’Eipli, che si occupa di irrigare Puglia e Lucania. Per non parlare della pioggia di contributi ai consorzi: un milione e mezzo per il grano duro siciliano, 5 milioni per l’associazione dei vini calabresi, 550 mila euro agli allevatori di bufale di Amaseno (Frosinone), 500 mila euro all’olio dop di Mazara, altri 500 mila a quello dei monti Iblei e così via per un totale di 60 milioni di euro. È questo l’elisir di lunga vita del Commissariato: la sua facilità di spesa. I decreti dell’ex Agensud non sono sottoposti al controllo preventivo della Ragioneria dello Stato e tanto meno a quello della Corte dei Conti. Solo due anni dopo l’erogazione, il commissario spedisce ai giudici contabili scatoloni pieni di carte da verificare. I politici lo sanno e ne approfittano. Per finanziare la campagna promozionale delle clementine calabresi (agrumi) il Governatore Agazio Loiero avrebbe dovuto aspettare secoli
se non fosse apparso il super commissario che ha pagato appena tre mesi dopo la domanda. Nei casi di emergenza i tempi si abbreviano ulteriormente: meno di una settimana per fare arrivare 8,5 milioni di euro alla Regione Piemonte per fronteggiare il flagello della flavescenza dorata della vite; un mese per stanziare il milione di euro necessario per soccorrere il pecorino siciliano. I tempi rapidi sono citati dal commissario nella sua relazione annuale come una prova di efficienza. Diventano però un dato inquietante se si guarda al passato. Nel 2003, infatti, furono arrestati un funzionario dell’Agensud e alcuni imprenditori che avevano drenato una cinquantina di milioni di euro dalla cassa a beneficio di amici, familiari e politici con la scusa della forestazione. Le indagini, partite dalla Procura di Salerno, si sono presto estese al resto del Sud. È finita che a Campobasso un consigliere regionale del Pdl, Antonino Molinaro (Forza Italia), è stato rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione per la cosiddetta “truffa del farro” (ma la prescrizione è alle porte). Secondo l’accusa Molinaro era al centro di un sistema di cooperative che presentava carte false sui progetti che hanno fatto del suo paesino, Trivento, la capitale del farro. La Procura ha chiesto al politico e ai suoi coimputati 31 milioni di euro di danni. Mentre la Corte dei Conti li ha già condannati a pagare 4,6 milioni di euro. Complessivamente, nei processi partiti da quell’inchiesta sono imputate cento persone e il commissario ha chiesto indietro contributi e danni per 130 milioni di euro. Lo spreco non ha un colore politico. Nella truffa più grande, quella della forestazione in Campania (48 milioni di contributi illecitamente erogati, secondo i pm) i beneficiari principali erano due gruppi imprenditoriali vicini all’ex sinistra democristiana locale.
Il commissario Iodice in questi anni ha impresso una svolta all’insegna della trasparenza. Nel settore dei prodotti tipici ha revocato 58 contributi su 147, e sta provando a recuperare 53 milioni bloccando 93 contributi per promozioni varie. Proprio quando sembrava essere cambiata davvero, l’Agensud potrebbe essere soppressa definitivamente. Ma la sua esperienza potrebbe tornare utile. Prima di lanciare il nuovo piano Marshall Giulio Tremonti dovrebbe studiare le carte di Salerno. Secondo i pm, un solo funzionario dell’Agensud era riuscito a erogare decine di milioni di euro ad amici e prestanome. Tra le pratiche si segnalava una strada da un milione e mezzo di euro che passava vicino alla sua villa di Ravello, e un agriturismo che aveva presentato due volte richiesta di finanziamento. Entrambe accettate: l’agriturismo era suo.

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