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AGRICOLTURA E DIRITTO

La Cassazione stoppa la cannabis light: a rischio una filiera che vale 150 milioni di euro

Divieto di vendita per olio, resina, inflorescenze e foglie, a rischio 10.000 posti di lavoro. Cia e Coldiretti: intervenga il Parlamento
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Stop alla canapa

Brusco stop alla crescita della filiera della cannabis sativa: la Cassazione stoppa la vendita di olio, resina, inflorescenze e foglie, ed ora a pagare è un settore nato da pochi anni ma che già impiega, dal campo al negozio, 10.000 persone, per un fatturato di 150 milioni di euro. A rischio chiusura negozi, rivenditori online e impianti di trasformazione dei prodotti derivati dalla “cannabis sativa L”, che deve avere un tasso di Thc inferiore allo 0,6%, sorti in tutta Italia dopo il via libera alla coltivazione arrivato nel 2017. Pur senza entrare nel merito della decisione, né da un punto di vista scientifico né da un punto di vista politico, è evidente che una filiera in salute rischia di chiudere i battenti per un vuoto normativo, che difficilmente questa maggioranza di Governo riuscirà a riempire.
Eppure, come ricorda la Coldiretti, in Italia, nel giro di cinque, anni sono aumentati di dieci volte i terreni coltivati a cannabis sativa, dai 400 ettari del 2013 ai 4.000 stimati per il 2018 nelle campagne, e la coltivazione della cannabis riguarda in Italia anche esperienze innovative, con produzioni che vanno dalla ricotta agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a pasta, biscotti e cosmetici.
“Ora su un tema così delicato - sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini - è necessario l’intervento del Parlamento, in modo che la tutela della salute pubblica non comprometta le opportunità di sviluppo del settore, con centinaia di aziende agricole che hanno investito nella coltivazione,dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna”.
Anche la Cia-Agricoltori Italiani ricorda l’importanza di un settore ancora di nicchia, ma in veloce crescita, con la canapa considerata come il nuovo “oro verde” dell’agricoltura, la cui coltivazione in Italia, con il boom dell’ultimo triennio, è passata da una superficie dedicata da 950 a oltre 3.000 ettari (+200%), coinvolgendo centinaia di aziende agricole, e che dipende dai suoi tanti usi e trasformazioni: pasta, pane e farina che non contengono glutine; olio ricco di Omega 3 e dalle spiccate proprietà antiossidanti; mattoni ecologici per la bioedilizia; pellet per il riscaldamento delle case; produzione di tessuti resistenti e green; senza dimenticare gli utilizzi per detersivi, tinte e colori, solventi e inchiostri. Ecco perché, secondo la Cia-Agricoltori Italiani, “non si può ridurre la questione canapa alla sola cannabis light, come fa la decisione delle sezioni unite penali della Cassazione, che potrebbe rischiare di bloccare un settore in pieno sviluppo. La canapa rappresenta un’occasione unica per i territori - spiega Cia - contribuendo a ridurre il consumo di suolo, diserbare i terreni e bonificarli dai metalli. In più, ha un alto valore aggiunto per il made in Italy, grazie proprio ai suoi mille impieghi nel campo dell’alimentare, della cosmetica, del tessile, del verde ornamentale, della bioedilizia e delle bioplastiche. Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso - ricorda ancora Cia - l’Italia era il secondo produttore mondiale di canapa dopo la Russia e contava fino a 100.000 ettari seminati per un milione di quintali prodotti. Ora c’è il pericolo che l’intero settore della canapa possa subire uno stop, a causa di carenze legislative che devono essere colmate al più presto - conclude Cia - il Parlamento porti chiarezza a un comparto di assoluto interesse per il made in Italy, che non può vivere di vuoti e incertezze normative”.

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