Quindici chilometri di penisola, cinque cantine ed un vento che non smette mai: Røsnæs, l’estremo lembo occidentale dello Zelanda, in Danimarca (a circa 110 chilometri da Copenaghen), si prepara a entrare nell’albo europeo delle denominazioni protette. A ottobre l’Ue ha pubblicato il disciplinare, aprendo i tre mesi in cui gli altri Stati membri potranno presentare opposizione: se non arriveranno obiezioni, la Dop diventerà ufficiale. Røsnæs, detta la “Napa Valley danese”, sarebbe la seconda denominazione del Paese dopo Dons, riconosciuta nel 2018 ai soli spumanti dell’area di Kolding, e la supererebbe di poco in latitudine, diventando la denominazione vinicola più a Nord dell’Europa. Se l’iter andrà a buon fine, le etichette dei cinque produttori potranno riportare la menzione protetta, con un valore aggiunto atteso anche per il turismo enogastronomico della zona. Per chi è abituato a vedere il Nord come una curiosità, Røsnæs rappresenta una ulteriore conferma, se ce ne fosse bisogno, di un cambio climatico che allarga la mappa.
A chiedere la Dop è il Røsnæs Vinlaug, il consorzio dei produttori. Il clima è marittimo e sorprendentemente generoso: circa 520 millimetri di pioggia l’anno, un centinaio in meno del resto del Paese, e fino a duecento ore di sole in più rispetto alla media nazionale. Il suolo è una morena calcarea di argilla, sabbia e ghiaia, che drena in superficie e trattiene l’acqua in profondità, dove le radici arrivano dopo qualche stagione e superano le estati asciutte. A questo si aggiungono le pendenze esposte a Sud e il mare su tre lati. Ne nascono, dicono i produttori, vini freschi, minerali e di frutto pieno.
Il disciplinare è rigoroso. Si coltivano varietà resistenti alle malattie fungine, adatte al clima fresco: Solaris, Souvignier Gris, Johanniter e Muscaris per i bianchi, accanto al Pinot Nero vinificato in bianco; Cabernet Cantor, Rondo, Monarch e ancora Pinot Nero per i rosati. Le tipologie previste sono bianchi, rosati, vini liquorosi e spumanti Metodo Classico, con almeno nove mesi sui lieviti. Le rese non superano i 60 ettolitri per ettaro, e l’imbottigliamento deve avvenire entro l’area. Con distanze così brevi, spiegano i produttori, tra raccolta e pressatura passano appena poche ore.
Su queste colline lavorano Dyrehøj, la più grande azienda del Paese con oltre 50.000 viti, Stub, Røsnæs Vingård, Barfod Vin e Krogstrup. La cantina pioniera è Røsnæs Vingård, nata nel 1989, 11 anni prima che la Danimarca fosse riconosciuta dall’Ue come Paese produttore, nel 2000. Da qui arriva circa un quinto del vino danese. Barfod, a 55,7 gradi di latitudine, è tra i vigneti più settentrionali al mondo e ha già ottenuto oltre 90 punti da “Decanter” e da Robert Parker.
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