La transizione ecologica del vino passa anche dal mercato: non solo dai produttori, ma anche da chi acquista, distribuisce e vende le bottiglie ai consumatori. In un momento in cui la sostenibilità si conferma uno dei principali driver di scelta nel settore, come evidenziato anche da un report pubblicato dalla piattaforma b2b dedicata al settore vitivinicolo nordamericano, Wine Industry Network, un gruppo di importanti buyer internazionali provenienti da Regno Unito, Unione Europea e Stati Uniti ha deciso di fare fronte comune per sostenere la crescita della viticoltura rigenerativa e offrire ai produttori maggiori certezze commerciali nel percorso di conversione, come annunciato, nei giorni scorsi a Londra, da “Sustainability in Drinks” 2026, dove la Regenerative Viticulture Foundation (Rvf), organizzazione globale no profit impegnata a promuovere e supportare la viticoltura rigenerativa attraverso ricerca scientifica, strumenti pratici, formazione e collaborazione, ha lanciato il nuovo “Regenerative Accelerator Group”.
L’iniziativa riunisce retailer, distributori, operatori dell’ospitalità e altre realtà in grado di influenzare la domanda di vino, con l’obiettivo di creare un segnale di mercato più forte e coerente di quello che ogni singola azienda potrebbe generare autonomamente. Tra i firmatari fondatori figurano il merchant britannico Berry Bros. & Rudd, attivo dal 1698 e fornitore della Casa Reale inglese, il retailer californiano Erewhon specializzato in prodotti biologici e salutistici, il gruppo dell’ospitalità Levy Uk & Ireland, la catena americana Haggen con focus sulla qualità dei prodotti, filiera locale e supporto delle comunità locali, il monopolio svedese degli alcolici Systembolaget, The Wine Society, storica cooperativa vinicola del Regno Unito, il colosso statunitense di rivendita di vino, birra e superalcolici Total Wine & More e la catena britannica di rivendita di cibo, vino e altre bevande Waitrose & Partners.
L’obiettivo è dare ai viticoltori la sicurezza che esista un mercato concreto per i vini ottenuti da vigneti gestiti secondo principi rigenerativi, incoraggiando così ulteriori investimenti nel cambiamento delle pratiche agricole. I partecipanti lavoreranno insieme alla Rvf per definire obiettivi specifici per le proprie attività, migliorare la capacità di approvvigionamento da vigneti gestiti in modo credibilmente rigenerativo e accompagnare i produttori nella transizione. Il progetto sostiene il traguardo fissato dalla fondazione di raggiungere entro il 2035 il 10% della superficie vitata mondiale coltivata con criteri rigenerativi. I firmatari si impegnano a sviluppare la domanda di questi vini, concordare target misurabili, condividere dati e rendicontare ogni anno i progressi, mettere a disposizione competenze ed esperienza per la costruzione del programma e contribuire alle risorse necessarie per trasformare gli impegni in azioni concrete. A partire da novembre, buyer, produttori ed esperti lavoreranno insieme per definire cosa debba essere considerato un “vino rigenerativo”, stabilendo criteri, soglie, benchmark e sistemi di misurazione condivisi che consentano di monitorare con trasparenza i risultati a partire dal 2027.
“È un’iniziativa pensata per chiudere il cerchio tra le buone intenzioni in vigneto e la consapevolezza dei consumatori”, ha commentato la celeberrima wine critic Jancis Robinson, Master of Wine e patron Rvf. Per Stephen Cronk, cofondatore e amministratore della Fondazione, “i produttori hanno bisogno di sapere che esisterà un mercato per i loro vini, mentre cambiano il modo di coltivare”, ed i buyer possono svolgere un ruolo essenziale condividendo rischi e opportunità della transizione. Secondo Cronk, inoltre, “il crescente interesse dei consumatori verso il modo in cui vengono prodotti cibo e vino rappresenta un vantaggio competitivo per le aziende che sceglieranno di muoversi per prime”. Sulla stessa linea Marcus Ihre, responsabile sostenibilità Systembolaget, secondo cui “l’iniziativa può contribuire ad unire biodiversità, salute dei suoli, gestione dell’acqua e azione climatica in un approccio integrato alla produzione viticola, accelerando un cambiamento necessario per la resilienza di lungo periodo del settore”. Dom de Ville, direttore sostenibilità The Wine Society, ha sottolineato che “la viticoltura rigenerativa potrà crescere solo se i produttori percepiranno una domanda autentica e stabile”, mentre Elaina Leibee, Wine Director Erewhon, ha annunciato “l’intenzione di dedicare una quota degli spazi a scaffale ai vini provenienti da vigneti rigenerativi per contribuire a stimolare la domanda dei consumatori”. Per Katelyn Carlton di Haggen, infine, “l’adesione al gruppo rappresenta un’opportunità concreta per sostenere un cambiamento positivo per l’ambiente, per il comparto e per le persone che vi operano”.
Il “Regenerative Accelerator Group” nasce, dunque, come una piattaforma internazionale di collaborazione destinata ad allargarsi ad altri operatori del commercio mondiale del vino, con l’ambizione di trasformare la sostenibilità da semplice dichiarazione d’intenti a leva economica capace di incidere realmente sulle scelte agronomiche nei vigneti di tutto il mondo.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026