Se lo Champagne oggi è un fenomeno mondiale, capace di muovere una filiera che fattura 5,7 miliardi di euro, è anche grazie al pragmatismo e alla capacità di anticipare il domani. Un territorio che, nonostante le difficoltà del mercato del vino in generale può guardare al futuro con ottimismo, perchè produce “vini di luogo, unici, freschi e versatili”, come ha raccontato in un’intervista, a tu per tu con WineNews, Frédéric Rouzaud, “Monsieur Louis Roederer”. D’altronde, dalla Champagne, arrivano anche i marchi enoici più preziosi al mondo in assoluto, summa di un sistema che, secondo i dati del Comité Champagne, vede 16.460 vigneron, 120 cooperative e 410 maison, valorizzare un patrimonio enorme in termini anche fondiari, costituito da 34.200 ettarri di di vigneti, con un valore medio, secondo i dati Safer, di 1,1 milioni di euro ad ettaro. Un patrimonio inestimabile, dunque, e che per il prossimo futuro rimarrà sostanzialmente lo stesso di oggi, visto che il cda del Syndicat Général des Vignerons de la Champagne, organismo di tutela e gestione dell’Aoc Champagne, riunito nei giorni scorsi ad Épernay, si è espresso a favore dell’interruzione del processo di revisione generale dell’area della denominazione, avviato nel 2003.
A comunicarlo, il 21 ottobre, lo stesso Syndicat (a poche ore da quello “Champagne Day” che si è celebrato il 23 ottobre, in tutto il mondo, compresa quell’Italia che è uno dei principali mercati mondiali dello Champagne, come ci hanno raccontato tanti distributori in questo video), che in una nota ufficiale ha spiegato: “intrapresa nel 2003 in un contesto di crescita e fiducia, la revisione generale dell’area della denominazione Champagne rispondeva, tra le altre cose, all’esigenza di dare maggiore certezza alla delimitazione. Ventitré anni dopo, le conseguenze allarmanti del cambiamento climatico, le incertezze economiche, le tensioni geopolitiche e l’evoluzione dei consumi hanno profondamente trasformato la realtà del territorio”. In poche parole, i criteri alla base dello studio iniziato nel 2003, ovvero quasi un quarto di secolo fa, validi allora, non lo sono più oggi, in un contesto climatico completamente diverso.
“La delimitazione delle singole parcelle si basa su criteri volti a individuare le condizioni più favorevoli alla viticoltura: esposizione, orientamento, soleggiamento, natura dei suoli e dei sottosuoli, regime idrico. Questi criteri descrivono un ambiente in un determinato momento - spiega il Syndacat - ma tale ambiente è cambiato dall’avvio dei lavori. Gli studi condotti in Champagne evidenziano, tra i decenni 1996-2005 e 2016-2025, un aumento di circa un grado della temperatura media, riscontrato anche nei suoli. Si osservano, inoltre, un incremento del soleggiamento e un cambiamento nella distribuzione mensile delle precipitazioni. Anche l’indice di Huglin, che misura la quantità di calore di cui beneficia la vite durante il periodo di crescita, è aumentato nettamente. Si tratta di un’evoluzione abbastanza significativa da far rientrare la Champagne in un’altra zona climatica. L’anticipo delle vendemmie, il grado alcolico potenziale e l’acidità delle uve ne mostrano già gli effetti”, spiega il Syndacat. Che aggiunge: “una nuova delimitazione vincolerebbe la denominazione per diversi decenni. Il consiglio di amministrazione ha ritenuto che non si potesse portarla a termine sulla base di criteri statici, definiti prima che questi cambiamenti fossero misurabili”.
D’altraparte, rileva ancora l’organismo di tutela e gestione dell’Aoc Champagne, è cambiato completamente anche il contesto economico e internazionale in cui si muove lo Champagne. “Dal 2003 il consumo di vino è in calo nella maggior parte dei principali mercati e le spedizioni di Champagne sono diventate più volatili. Allo stesso tempo, la quota delle esportazioni è passata dal 41% delle spedizioni nel 2003 al 58% nel 2025 e rappresenta, oggi, quasi due terzi del fatturato della filiera. Questa internazionalizzazione rimane un punto di forza, ma espone maggiormente la denominazione alle tensioni commerciali e geopolitiche”.
“Abbiamo ritenuto che non fosse opportuno portare a termine oggi una revisione concepita ventitré anni fa, in un contesto che è cambiato sotto ogni aspetto. È nostra responsabilità chiederci se questo progetto risponda ancora alla Champagne che vogliamo costruire. Prima di ridisegnare l’area della denominazione, dobbiamo riflettere sullo Champagne che vogliamo produrre domani, sulla sua identità, sui suoi equilibri e sui terroir che gli permetteranno di rimanere fedele a sé stesso. È così che resteremo padroni del nostro destino”, ha detto Maxime Toubart, presidente Syndicat Général des Vignerons de la Champagne e co-presidente Comité Champagne.
L’interruzione dei lavori, sottolinea ancora il Syndicat Général des Vignerons de la Champagne, “non mette, quindi, in discussione né la validità della decisione presa nel 2003 né la qualità del lavoro svolto da allora dall’Inao e dai suoi esperti. Rappresenta una scelta di prudenza e responsabilità: non portare a termine oggi una revisione concepita oltre vent’anni fa senza averne prima riesaminato i presupposti alla luce dei cambiamenti intervenuti nel frattempo”.
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