I conflitti internazionali, e in particolare la situazione in Iran, stanno preoccupando, ormai da tempo, il mondo agricolo italiano. Prezzi che salgono, incertezze, ma anche scenari da cambiare, indipendentemente dalla guerra, sono tanti i temi discussi dal mondo agricolo che adesso vuole risposte. Ad iniziare da Coldiretti che ha fatto un primo bilancio, sulla base delle stime del Centro Studi Divulga, dopo il primo mese di conflitto in Iran. “L’aumento incontrollato di fertilizzanti, gasolio, plastiche e altri fattori di produzione legato alla guerra in Iran sta costando fino a 200 euro a ettaro alle aziende agricole italiane, con i principali input di produzione che sono lievitati di oltre il 30%, mettendo a rischio le coltivazioni agricole e la sovranità alimentare del Paese”. Coldiretti che, dalla mobilitazione al Pala BigMat oggi a Firenze, chiede misure urgenti dall’Europa “per evitare che la crisi dilaghi. Alla Ue gli agricoltori sollecitano un segnale forte rispetto a un atteggiamento che sino ad oggi ha visto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e alcuni commissari scaricare di fatto sui singoli Paesi il compito di affrontare una crisi che rischia di mettere in ginocchio interi comparti produttivi. L’Europa deve dimostrare di esistere economicamente e soprattutto politicamente”.
Assieme al presidente Coldiretti Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo, al Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida e al presidente Coldiretti Toscana, Letizia Cesani, oltre 4.000 agricoltori si sono riuniti nel capoluogo toscano per affrontare i temi “che vanno dalla situazione geopolitica ai danni causati dal codice doganale”, ma anche “dalla mancanza di un’etichetta europea trasparente”. Per l’occasione è stata allestita un’esposizione sulle eccellenze del made in Italy più a rischio.
“Riteniamo fondamentale che il tema dell’aumento dei costi, in particolare legati ai carburanti, venga affrontato con misure concrete e tempestive a sostegno del comparto agricolo. In questo contesto, il credito d’imposta rappresenta uno strumento efficace che può e deve essere esteso anche alle imprese agricole, aveva sollecitato il presidente Coldiretti Ettore Prandini lanciando una richiesta al Governo, e trovando una pronta risposta, con la misura del credito d’imposta per il gasolio agricolo, annunciata proprio dal Ministro Lollobrigida davanti ai 4.000 agricoltori della Coldiretti riuniti a Firenze. “Nell’ambito di un confronto continuo questa mattina con il Governo, avevamo sottolineato l’importanza strategica di un provvedimento per contrastare i rincari record registrati sulle quotazioni del carburante agricolo - ha poi aggiunto Ettore Prandini - e ringraziamo dunque la Premier Giorgia Meloni e i Ministri Francesco Lollobrigida e Giancarlo Giorgetti per la sensibilità dimostrata rispetto a una situazione che minaccia di incidere in maniera importante sulla sovranità alimentare del Paese e sui bilanci di aziende e famiglie”.
Il segretario generale Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, ha aggiunto che “per la prima volta dopo 80 anni sentiamo le sferzate della guerra nelle nostre imprese e nelle nostre case. Difendere il reddito dei nostri agricoltori deve essere una priorità in Italia e in Ue perché portiamo sicurezza. Riconoscere il valore strategico del settore agricolo significa intervenire contro le speculazioni e le incertezze di mercato rafforzando le tutele per gli imprenditori agricoli, principale motore economico e sociale del Paese”. Gesmundo ha anche ricordato l’azione di Coldiretti attraverso la Commissione Unica Nazionale (Cun) che stabilisce il prezzo minimo del grano duro di qualità. “Abbiamo lavorato duramente per fissare un tetto minimo inviolabile, sotto il quale scattano le sanzioni, così da proteggere i nostri produttori dai rischi di mercato. Allo stesso modo per il latte abbiamo raggiunto la garanzia sui contratti a 47 centesimi al litro più Iva e premi qualità. Questo è un piccolo miracolo frutto della capacità di fare sistema tra produttori e istituzioni”.
Tanti i prodotti che stanno soffrendo il momento storico. Coldiretti ha spiegato che in un mese di guerra i costi per il settore dell’olio d’oliva sono cresciuti di 205 euro a ettaro di uliveto, secondo le stime di Divulga, mentre per i cereali sono balzate mediamente di almeno 65-80 euro ad ettaro, con picchi fino a 200 euro per la coltivazione del mais. Un fatto che si ripercuote anche sugli allevamenti incidendo sull’alimentazione del bestiame. Anche produrre una tonnellata di latte, afferma ancora Coldiretti, costa alle stalle 40 euro in più rispetto a prima, mentre per il comparto suinicolo i costi aggiuntivi di queste settimane di guerra si aggirano sui 25 euro a capo allevato. Bilanci in rosso anche nei frutteti dove gli incrementi stimati nelle prime settimane di guerra si stanno traducendo in aumenti fino a 35 euro a tonnellata. Ma a soffrire sono anche il florovivaismo e il vino. I listini dei fertilizzanti sono saliti alle stelle, come nel caso dell’urea, che è arrivata a toccare quota 815 euro a tonnellata (230 euro in più rispetto a fine febbraio, +40%), continua Coldiretti, avvicinandosi pericolosamente ai livelli segnati con lo scoppio della guerra in Ucraina. Sale anche il nitrato ammonico, che ha toccato i 500 euro a tonnellata, quasi 100 euro in più in un mese (+21%) e sono “esplosi” i prezzi del gasolio agricolo passati da circa 0,85 a 1,38 euro al litro, con aumenti superiori a quelli registrati per il diesel ordinario e picchi segnalati soprattutto in Sicilia e Puglia. “Aumenti di energia e trasporti rischiano di ridurre i margini delle imprese agricole e trasferirsi sui prezzi al consumo, come già avvenuto dopo l’inizio della guerra in Ucraina, considerato che l’88% dei cibi viaggia su gomma”.
Ritornando all’olio di oliva, Coldiretti, in occasione dell’evento di Firenze, ha denunciato che “nel 2025 gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero sono aumentati del 50% in quantità, facendo crollare i prezzi di quello tricolore e favorendo inganni e traffici, spesso illegali. L’olio extravergine d’oliva, simbolo della Dieta Mediterranea, rappresenta un’eccellenza nazionale e toscana oggi minacciata, oltre che dall’aumento dei costi, anche dall’invasione di prodotto straniero. Un esempio è l’olio tunisino, venduto mediamente a poco più di 3 euro e mezzo al chilo. L’afflusso di olio straniero sta schiacciando i prezzi verso il basso, spingendo gli olivicoltori italiani a svendere il loro prodotto sotto i costi di produzione, grazie alle astuzie di trafficanti senza scrupoli”. Per Coldiretti, “oltre all’olio low cost che arriva quotidianamente nei porti italiani, proliferano frodi vere e proprie: semi colorati con clorofilla spacciati per extravergine, miscelazione non dichiarata di olio lampante (la peggiore qualità di olio di oliva) preventivamente deodorato e decolorato mediante la raffinazione. Non mancano poi etichette ingannevoli, con “Confezionato in Italia” in evidenza e l’origine Ue - che svela la vera provenienza - ridotta a caratteri minuscoli e quasi invisibili. Una misura importante in tale ottica è il provvedimento scattato lo scorso 1 marzo, fortemente voluto da Coldiretti e Unaprol che ha imposto l’obbligo di indicare puntualmente nel Registro Telematico della Tracciabilità la natura degli oli in regime di Tpa e le operazioni di “equivalenza”. Un passo decisivo per colmare un vuoto che rischiava di danneggiare la trasparenza del mercato a tutela del consumatore”. Ma la tutela del made in Italy, dice Coldiretti, “passa anche dal rafforzamento dei controlli puntuali sugli oli provenienti da Paesi extra Ue, dove spesso sono usati prodotti fitosanitari vietati in Europa, affermando il principio di reciprocità delle regole, oltre che dall’estensione del Sian, il registro telematico, a livello europeo, arma contro le manovre dei trafficanti”.
Ed ancora, e infine, per Coldiretti, “è necessario un giro di vite contro il sottocosto nella Gdo per difendere Dop e Igp. Occorre un monitoraggio costante del Ministero dell’Agricoltura sulla conformità dell’olio proposto a scaffale. Trasparenza e controlli organolettici sono le armi giuste per valorizzare il prodotto nazionale e arginare l’import extra-Ue a basso valore aggiunto”.
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