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La “multiculturalità” del vino italiano non ha rivali: la diversità delle etichette vince sui mercato del mondo abbinandosi con le “cucine etniche”. A dirlo l’80% degli enonauti in un sondaggio Winenews-Vinitaly
di Silvia Marzucchi

La multiculturalità del vino italiano non conosce rivali. L’Italia è il Paese che esporta di più e che continua ad avanzare sui mercati internazionali, forse, grazie alla capacità delle grandi etichette del Belpaese di abbinarsi bene con le cucine etniche di tutto il mondo. Una capacità riconosciuta anche dall’80% dei winelovers, italiani e non, che hanno messo tra gli abbinamenti preferiti, la coppia Franciacorta/Sushi, seguita dal cheeseburger americano con il Lambrusco, il pollo indiano Tandoori con il Gewurztraminer, che piace anche con il maiale in agrodolce e riso alla cantonese from China, il cous cous di carne con il Nero d’Avola, il kebab con Barbera, Chianti Classico e Prosecco, il messicano chili con carne e fagioli rossi, con il Chianti e Barbera. Dal sondaggio (con risposte da 1.256 enonauti, appassionati già fidelizzati al mondo del vino e web) sulla multiculturalità del vino italiano, lanciato da www.winenews.it e Vinitaly, emerge, a chiare lettere, la capacità del vino di essere un “conquistatore” di culture lontane, ribadito anche dai dati dell’export, nel primo semestre 2013, con +8,4%: dal Nord America, che ha assorbito oltre 1/4 delle esportazioni, alla Cina (+15%), dalla Corea del Sud (+28,8%) al Giappone (+27,7%), a Hong Kong (+13%).
Ecco, allora, la mappa enogastronomica del gusto, disegnata dai wine lovers, che hanno risposto al sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly (www.vinitaly.com): si parte per il lontano Oriente, la prima tappa è in Giappone: se per il 20%, l’abbinamento top è dato dal Franciacorta e Sushi, c’è chi preferisce il Soave (10%) e il Sauvignon (10%); mentre l’8% opta per il Gavi, il Riesling, il Pigato o il Vermentino, ed il 4%, invece, abbina al riso e pesce crudo, gli ingredienti base di questo piatto: il Trebbiano, la Ribolla Gialla, il Prosecco, il Fiano e la Falanghina. In Cina, con il maiale in agrodolce e riso alla cantonese (maiale, ananas, salsa di soia e cipolla, riso con prosciutto e uova), vince il Gewurztraminer (17%); segue il Prosecco (13%), mentre, a pari merito, con il 7%, ci sono il Sauvignon, il Sangiovese, l’Amarone, il Riesling, il Chianti Classico, lo Chardonnay, il Valpolicella, la Malvasia, il Sagrantino di Montefalco e il Vermentino. Il Gewurztraminer (46%) si aggiudica il primo posto anche in India, con il pollo Tandoori (pollo e spezie orientali); al n. 2, troviamo il Barbera, con il 22% ed al n. 3, a pari merito, con l’8%, il Chianti Classico, il Sauvignon, la Falanghina e il Dolcetto. Restando in Oriente, nessuna etichetta italiana, si aggiudica il podio con la “canh chua ca”, la tipica zuppa di pesce vietnamita molto piccante e speziata; a pari merito, il Verdicchio di Jesi (20%), il Chianti Classico (20%), il Bolgheri (20%), il Dolcetto (20%) e il Greco di Tufo (20%).
In Africa, è il Nero D’Avola (40%) a conquistarsi l’abbinamento con il cous cous di carne: il 20% preferisce il Lambrusco Frizzante, mentre il 16% il Chianti Classico; il Nerello Mascalese, il Syrah e il Merlot ottengono l’8%. Negli Stati Uniti, il panino americano più famoso al mondo: il cheeseburger si lega al Lambrusco (48%), il Chianti Classico ottiene il 24%, seguito dal Barbera, dalla Malvasia e dal Dolcetto (8%), mentre l’ultimo posto spetta al Bardolino (4%).
Scendendo a sud degli Stati Uniti, superando il confine, arriviamo in Messico: il piatto scelto è il chili con carne e fagioli rossi. Qui, con il piccante, c’è un testa a testa tra il Chianti e il Barbera (20%); di poco distante, Lambrusco (16%); al n. 3, il Sagrantino di Montefalco (10%) ed a seguire il Morellino di Scansano e il Primitivo (8%), mentre il Negramaro e il Cannonau si aggiudicano il 4%.
Questo viaggio tra i piatti più famosi delle cucine straniere si conclude con un pezzo da 90, il kebab turco: qui, gli eno-appassionati hanno dato la medaglia d’oro a 3 etichette italiane: Barbera, Chianti Classico e Prosecco (30%). Il vino italiano continua il suo viaggio di conquista, facendosi veicolo del “made in Italy” e riuscendo a legarsi a culture “straniere” molto lontane dalla nostra: una multiculturalità che, secondo l’andamento economico del primo semestre 2013, dovrebbe portare l’Italia a registrare, a fine 2013, il record dei 5 miliardi di euro nell’export di vini.

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