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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

La qualità di sua maestà Barolo si perde in un bicchier di business ... Nell'Albese e nell'Astigiano la vendemmia è stata, finora, buona sia per la quantità di uve raccolte, sia per la loro qualità. Quella del nebbiolo — dal quale, dopo quattro anni di invecchiamento, nasce il Barolo — inizierà tra poco con la prospettiva di replicare i successi delle ultime cinque vendemmie. Anche se fanno capolino le polemiche sull'eccessiva produzione del re dei vini. Lo confermano le statistiche: da 6 milioni di bottiglie si è già passati ad almeno 7-8 e le previsioni fanno pensare che nel giro di pochi anni si arriverà anche a 10-12. Bartolo Mascarello, vitivinicoltore 'storico' del Barolo, denuncia che «si stanno facendo reimpianti e nuovi impianti di vigneti anche in zone, come il fondovalle, non propriamente vocate, perché adesso prima ancora della qualità del vino conta il business». Matteo Bosco, presidente della cooperativa Terre del Barolo, spiega: «L'esempio del moscato prodotto in eccesso non è servito ai vignaioli del Barolo. Se si continua a produrne più di quanto effettivamente richiede il mercato la qualità non crescerà». E Mario Amerio, produttore di Neive, aggiunge: «Se tutti si mettono a reimpiantare nebbiolo e barbera non so che vini faremo. Ci vorrebbero più controlli».
E dall'Acquoso e dall'Alessandrino, dove si produce il Brachetto d'Acqui docg, arriva un secco no ai reimpianti di vigneti: i mercati nazionali non riescono ad assorbire gli oltre 5 milioni di bottiglie prodotte ogni anno. Ma quest'anno, per la prima volta, la resa massima per ettaro è stata fissata in 60 quintali. Un primo passo per razionalizzare la produzione ed elevare la qualità.

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