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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Dolci colline stregate dall’arte ... Al Castello di Ama si inaugura un ‘opera del cubano Garaicoa... Si intuisce la Grande Muraglia, e c’è il Muro di Berlino. C’è Nicosia e c’è Ramallah. C’è l’umanità divisa, nei muretti che si intrecciano in un labirinto steso per 35 metri. Con un piccolo particolare, però: si possono scavalcare, percorrere, eludere.
Perché il pensiero, alla fine, non si ingabbia: al di là del racconto di negazioni e privazioni di libertà, ecco che cosa dice Ellos non quieren verme mas (Loro non vogliono vedermi più), l’opera che l’artista cubano Carlos Garaicoa, trentanovenne emergente dell’arte sudamericana, ha appena ultimato al Castello di Ama, tra le ville settecentesche del borgo-fattoria, i giardini e i filari ordinati delle vigne.
Oggi il taglio del nastro, presente l’artista. Ma prima, in una sala della barricaia (“La mia idea di vino ha a che fare con il concetto di cultura, d’opera d’arte”, spiega Marco Pallanti, direttore tecnico e enologico di Ama), dell’arte contemporanea si parla in un convegno con Michelangelo Pistoletto, Philip Rylands direttore della Collezione Guggenheim, Gemma Testa, collezionista, Vincente Todoli, direttore della Tate Modem Gallery di Londra. Grandi nomi per un tema fascinoso: Quando l’esperienza individuale diviene responsabilità collettiva? Un argomento che appassiona assai Marco Pallanti, “noi vignaioli - dice - siamo in fondo i nuovi architetti del paesaggio, e il nostro investimento privato ritocca un bene pubblico, la natura delle colline”.
In queste dolcissime colline cariche di grappoli, con la moglie Lorenza Sebasti, Marco Pallanti ha
evocato il genius loci di Ama per dare vita a questa avventura da mecenati del terzo millennio: arricchire le ville, le cantine, i giardini, le vigne con la lente dell’arte contemporanea. Un percorso realizzato con l’aiuto di Lorenzo Fiaschi e della Galleria Continua di San Gimignano, e che oggi tocca il traguardo delle sette installazioni permanenti.
Il fil-rouge è chiaro: l’impronta viva di artisti che hanno lasciato i segni di una profonda emozione. Ecco, sulle scale della cantina, “L’albero di Ama. Divisione e moltiplicazione dello specchio” di Michelangelo Pistoletto; ecco, all’esterno, verso le colline, lo spettacolare gioco di Daniel Buren, “Sulle vigne: punti di vista”; ecco il “Paradigma” di pietre scomposte di Giulio Paolini, in una saletta affacciata su un cortile; ecco “Noitu(Love)R”, fiammante firma di passione civile impressa da Kendell Geers su una parete tra le barrique; ecco “Aima”, il mistico globo di sangue e mistero di Anish Kapoor nel pavimento della cappella, e poi “La lumière intérieure du corps humain”, globi di cristallina suggestione appesi dal defunto Chen Zhen al soffitto della cantina.
Un percorso che continuerà, Pallanti lo fa capire quando cita il pittore cinese Ching Hao: “Realtà è ciò che ottieni quando sei riuscito a rendere la forma e hai colto lo spirito. Quando si lascia fuori lo spirito, la forma è morta”. E tra le dolci colline del Chianti il matrimonio è perfetto.
(Si visita, ma solo su prenotazione: 0577-746031)
(arretrato de La Nazione/Il Giorno/Il resto del Carlino del 24 settembre 2006)

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