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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Gli Usa bevono made in Italy ... Partiamo da un dato: dopo il successo del 2006, che ha visto per la prima volta l’Italia superare il miliardo di dollari di esportazioni di vino, nei primi quattro mesi del 2007 è stato registrato un 17,9 per cento in più di quantità e un segno positivo del 18,5 in valore rispetto al primo quadrimestre dello scorso anno.
Sono numeri che confermano lo Stivale primo Paese esportatore di vino verso gli Stati Uniti, seguito da Australia e Francia. La freddezza dei numeri sottolinea un altro fattore determinante, e cioè che il made in Italy continua a piacere. Tutto questo è dovuto alla capacità dei produttori vinicoli italiani, alla bravura dei sommelier che riescono a comunicare il valore aggiunto del nostri prodotti e, non ultimo, al buon gusto di chi decide di bere vino italiano.
Questi dati fanno piacere, ma riusciremo a mantenere questo primato? Per proseguire su questa strada i produttori devono operare scelte precise: la prima è quella di rinnovare i disciplinari delle Denominazioni di origine controllata. È infatti un dato incontrovertibile che spesso all’estero i vini più acquistati non appartengono alla categoria delle Doc.
Occorre poi, secondo una ricerca condotta dall’Associazione italiana sommeliers, valorizzare i cosiddetti vitigni autoctoni, che trasmettono i profumi e i sapori dei campanili italiani. Valorizzarli significa produrre vino in purezza, senza ricorrere a blend con Cabernet o Merlot.
Caratterizzare il prodotto che viene versato nel bicchiere sulle tavole di tutto il mondo vuole dire distinguersi dalla globalizzazione, globalizzando ciò che gli altri non possono offrire, un po’ come è avvenuto nella gastronomia e nel settore agroalimentare.
Ebbene, i ristoratori italiani nel mondo ci hanno insegnato che rimanere fedeli alle tradizioni consente di risultare vincenti. Non per niente, oggi, il ristorante italiano è un punto di incontro ricercato in ogni parte del pianeta, tanto da sostituire nelle preferenze i quotatissimi ristoranti francesi, i cui cuochi hanno italianizzato i loro piatti.

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