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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Il vino e la luce, tesori in cantina ... Nel cuore della Maremma si inaugura oggi la nuova opera di Renzo Piano... Più una cantina griffata, oggi così di moda, è una fabbrica sottoterra dove, in duemilacinquecento barriques, si produce e si eleva vino. Già costruire una cantina moderna è sempre un piccolo evento, se poi ha per teatro uno degli angoli più suggestivi delle colline metallifere maremmane e il progetto porta la firma di Renzo Piano, allora l’evento diventa di forte effetto e lega assieme, in un mix emozionante, la terra, il vino e la grande architettura. Oggi a Gavorrano viene inaugurata la cantina-fabbrica di Rocca di Frassinello e il sindaco Alessandro Fabbrizzi conferisce a Renzo Piano la cittadinanza onoraria per sottolineare la grande sintonia che si è realizzata tra natura e costruito e la certezza di una vera, pacifica convivenza, al centro della quale c’è la vigna.
Dice Piano: “La vigna è una coltivazione di grandissima sapienza. Con i suoi filari disegna il terreno, delinea il paesaggio meglio di ogni altra pianta”.
Perchè un architetto famoso al quale si devono opere importanti in mezzo mondo e in particolare nei grandi centri urbani, decide di disegnare una cantina nell’angolo remoto di una terra, la Maremma, con pochi abitanti e con una sola città, il capoluogo, per di più di piccole dimensioni? “Il vino mi ricorda la cantina di mio padre in campagna, - racconta l’architetto - dove mia madre mi portava anche se io sarei rimasto più volentieri in cantiere. Piccola, da dieci barriques, ma dove si faceva il Dolcetto, la Barbera e anche il bianco Cortese. Il progetto di fare una cantina sotterranea, per 2500 barriques, mi ha fatto perdere il controllo e così ho ceduto al progetto di Rocca di Frassinello, che mi aveva tentato per un anno”. I tentatori sono soprattutto due: la collina di Poggio alla Guardia, con la quale è stato amore a prima vista, e l’editore vignaiolo Paolo Panerai, proprietario di Rocca di Frassinello e amico di Renzo Piano da quarant’anni.
“Difficilmente senza la nostra amicizia Renzo avrebbe accettato di progettare la cantina, un edificio troppo piccolo rispetto alle dimensioni per le quali i suoi studi di Genova e Parigi sono organizzati”, racconta Panerai. Del resto tutto il progetto dell’azienda Rocca di Frassinello, che unisce la vinicoltura italiana e francese, è all’insegna della grande qualità. Non a caso è il frutto di una joint venture tra Castellare di Castellina e Chateau Lafite, il più prestigioso produttore vinicolo francese che fa parte di Domain Barone de Rothschild dell’omonima famiglia di banchieri.
“Rocca di Frassinello ha due genitori - sottolinea Panerai. amministratore unico di Castellare -, ma deve essere in grado di operare in piena indipendenza”.
I lavori iniziano sulla collina nel 2003 dopo una serie di sopralluoghi in elicottero. Renzo Piano ha scelto i luoghi e, con la stessa cura, i materiali, molto semplici, da utilizzare. “Bisogna stare attenti a non strafare - spiega l’architetto -. È di moda fare cose troppo vistose. C’è una specie di eccesso nelle cantine per il vino. Ci vuole mistero...”. Così cemento faccia a vista nell’interno, arricchito dai casseri di legno di betulla, e all’esterno intonaco colorato di rosso perchè, spiega, “il rosso è bello, è più frugale, è la Maremma. L’architettura deve rendersi complice, deve essere partecipe dei caratteri del luogo, del territorio. Bisogna sapere ascoltare, perché ogni luogo racconta la sua storia”.
E la storia di questi luoghi è quella inizialmente delle miniere, con il loro duro bagaglio umano, ma anche con una forte compenetrazione nell’ambiente, poi di una nuova stagione dell’agricoltura legata soprattutto al vino, grazie ad un suolo non dissimile da quello del Chianti e di Montalcino. Elementi centrali della cantina sono il grande sagrato, dove arriva l’uva e dove inizia il processo di lavorazione, l’anfiteatro sottosante, dove si trovano le barriques e, sopra al sagrato, una struttura in vetro e acciaio inox, leggera e trasparente, destinata all’accoglienza di compratori e visitatori e a manifestazioni culturali, in nome di un rapporto stretto e coinvolgente con il territorio che Panerai porta avanti sin dal suo arrivo a Gavorrano. Sempre sul sagrato sorge il simbolo dell’opera: una torre acchiappa luce, un semplice parallelepipedo. Il raggio del sole, catturato dalla sommità della torre, illumina attraverso un sistema di specchi interni il centro della barriquerie. E il racconto di Renzo Piano diventa ancor più emozionante: “Chiunque si trova nella barriquerie, circondato dagli occhi delle botti e illuminato dai raggi del sole, si commuoverà fino alle lacrime”. Ecco il mistero.

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