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La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Marche, una terra di infinite armonie ... Balzo di qualità la scommessa vincente: puntare sui vitigni autoctoni... “L’Italia è un condensato dei paesaggi del mondo, le Marche lo sono dell’Italia”. Così Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia”. E le Marche sono davvero una terra d’infinite armonie. Una terra plurale come le sue valli che rincorrono dall’Appennino all’Adriatico: quel mare dove “dolce è naufragare”. Se esiste la poetica dei luoghi essa alberga, vive, pulsa nelle Marche. E ispira il viaggiatore e gli sussurra con Leopardi “dolce e chiara è la notte e senza vento, e queta in mezzo a gli orti e in cima a i tetti, la luna si riposa, e le montagne si discopron da lungi”. Il vino come ebbe a dire Mario Soldati è la poesia della terra e si capisce perché i vini marchigiani siano universali, autentici, armonici, siano, come le Marche, appunto unici. È terra d’arte, di centinaia di teatri, di borghi d’incanto fortificati, di aree protette. È terra di terra, di filari infiniti di vigne. È prima di tutto un sentimento, poi una sinfonia di emozioni, infine un’esperienza sensoriale. Come stupirsi dunque se qui l’agricoltura è ancora motore di ordinato sviluppo. Paolo Petrini, vicepresidente della Regione e assessore all’agricoltura (anche questo è un segno) ha profuso ogni energia a sostegno della ruralità come elemento di qualità del vivere. E non a caso l’enologia marchigiana, fondata quasi esclusivamente sui vitigni autoctoni (Verdicchio, Maceratino, Biancame, Passerina e Pecorino tra i bianchi, Montepulciano, Lacrima di Morro d’Alba, Sangiovese e Vernaccia nera tra i rossi) ha fatto un balzo qualitativo sorprendente. C’è oggi l’Imt (istituto che di fatto riunisce quasi tutte le denominazioni marchigiane) ci sono stanziamenti per 15 milioni in tre anni a sostegno della vitivinicoltura che però è integrata con la promozione e valorizzazione turistica della Regione e con le altre produzioni d’eccellenza. “A Vinitaly si concretizza il percorso di miglioramento del settore vitivinicolo marchigiano. Due gli obiettivi - ha dichiarato, Paolo Petrini - che ci vedono costantemente impegnati: la forte azione di promozione internazionale avviata dalla Regione in piena sinergia con i consorzi e la costante ricerca della qualità. Il vino rappresenta per la nostra regione un ulteriore volano per il turismo grazie a un patrimonio che oggi conta 15 doc, 4 docg e l’igt Marche”. Dal Verdicchio (di Jesi e di Matelica) al Rosso Conero al Rosso Piceno, dal Pergola agli Offida, dai Colli Maceratesi alla Vernaccia di Serrapetrona, dal Colli Pesaresi al Bianchello, dalla Lacrima di Morro all’Esino il panorama vitivinicolo marchigiano offre infinite declinazioni del bouquet di questa terra magnifica che non a caso è oggi indicata come uno dei cinque angoli di mondo dove stare come in paradiso. Ma per i marchigiani il paradiso può attendere visto che le Marche sono la regione con la più alta aspettativa di vita in Europa. E, guarda caso sono anche la regione dove si beve di più: 54 litri a testa contro i 40 di media nazionale. Come dire ottimo vino, buonissima vita.

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