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La Nazione

La leggenda del vino dice no: «Niente Brunello del 2002» ... L'etichetta nera lascia una casella vuota nella storia. Biondi Santi, la leggenda del Brunello di Montalcino, non produrrà il suo grandissimo rosso con la fascetta della vendemmia 2002. «Le uve non avevano raggiunto un perfetto stato di maturazione»: poche, semplici, chiare le parole di Franco e Jacopo Biondi Santi per spiegare la rinuncia a un business da due miliardi e mezzo di vecchie lire, un milione e 225mila euro, tanto portano in cassa le 55mila bottiglie del Brunello della tenuta Il Greppo, appunto quello con la storica, elegante etichetta nera, curato personalmente — dal campo alla cantina — da Franco e Jacopo Biondi Santi. Padre e figlio, le ultime due generazioni della stirpe che ha fatto la fortuna del Brunello, da quando Ferruccio lo inventò e lo lanciò nel 1888 sulla scorta delle intuizioni del nonno Clemente Santi. Un mito, il Brunello, spremuto dagli acini di un Sangiovese più grosso di quello tipico della Toscana, quello del Chianti, insomma. Un mito "giovane", che nasce a metà Ottocento, ma già dal Cinquecento si narrava di terre particolarmente vocate, e uan cronaca romanzata raccontava che il comandante degli ilcinesi assediati, Blaise de Montluc, si "impomatasse" le guance di vino rosso, per ingannare il nemico sotto i bastioni, e millantare forze ormai invece allo stremo. Un mito giovane ma che ha già strapazzato tutti i record: il Brunello dei Biondi Santi è il più pagato al mondo, una bottiglia del 1891 andò all'asta nel 2001 a Roma per 29 milioni di lire, tra quelle ancora in commercio la riserva 1945 si vende a 4.680 euro, il 1955 a 4.275 (e 1.100 per l'annata '55), il favoloso 1964 va a 2.500 euro per la riserva e a 1.100 per l'annata, il '90 costa 785 e 25o euro. Vino amatissimo tra i vip, lo bevono Hillary Clinton e i reali d'Inghilterra e di Svezia, Ciampi e Berlusconi; ci fanno pazzie Megan Gale e Dan Johnson, i giocatori del Milan e il giapponese Nakata, Claudia Pandolfi e Donald Trump, Ligabue e Flavio Briatore. E si trova, ovviamante, in tutti i locali al top, da New York a Hong Kong, da Londra alla California, da Vissani a Pinchiorri. Ma un Brunello, i Biondi Santi, nel 2002 lo faranno comunque. E' quello della tenuta Poggio Salvi, 110mila bottiglie l'anno compreso il rosso: è a pochi metri dal Greppo, ma sul versante nord est della stessa collina: un microclima diverso, «ogni microzona — avverte Jacopo Biondi Santi — fa storia a sé, basta con i giudizi generalizzati sulle vendemmie, i produttori sono i soli che possono giudicare le proprie uve». E quindi: sì al Brunello di Poggio Salvi, sì ai vini di Montepò, a Scansano, il Montepaone e lo Schidione, «il cabernet quest'anno è eccezionale, abbiamo scelto le uve grappolo per grappolo». Quando si dice la serietà, anche nel bicchiere.

Brunello & Biondi Santi

I Biondi Santi, nel 2002, un Brunello lo faranno comunque. E' quello della tenuta Poggio Salvi, 110mila bottiglie l'anno compreso il rosso: è a pochi metri dal Greppo, ma sul versante nord est della stessa collina, con microclima diverso.

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