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La Nazione

Un nettare prelibato guida alla scoperta dei sapori di questo piccolo mondo -
Schiacchetrà, il “vino degli dei” -
Naturalmente, schiacchetrà. Se fate un sondaggio e chiedete in giro, sarà il primo prodotto tipico, il primo sapore prelibato che si accosta all’idea delle Cinque Terre. Per forza: quarantanove ettolitri di perfezione, si spremono da quelle piccole vigne sui cian, le terrazzine di terra strappate al declivio, tra i boschi e il mare, terre che regalano all’uva sentori e profumi da Olimpo, ecco le spezie e la macchia, ecco il miele e le albicocche, il cacao, le resine, c’è i paradiso, dentro quel bicchiere, per forza lo vendono nelle “mezze” bottiglie, da tre a settantacinque, e ne fanno meno de sessantamila all’anno, se poi costa non ci sarà da lamentarsi, se non costa diffidate, magari non è nemmeno di quello buono. Schiacchetrà, “schiaccia e tira” perché le uve si trattano così, si pigiano e il giorno dopo si tirano via. Ma non solo. Perché se stringete il cerchio del sondaggio al popolo dei gourmet – autoctoni esclusi, naturalmente, troppo facile…- allora verrà fuori dallo scrigno delle Cinque Terre un vero e proprio paniere di leccornie. Dolci e salate.

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