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LA QUERELLE

La “pace dell’Amarone” non è vicina tra le Famiglie Storiche ed il Consorzio della Valpolicella

La sentenza del Tribunale di Venezia che ha dato ragione al Consorzio appellata in Cassazione, il 23 gennaio la proposta delle Famiglie
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Le uve in appassimento che daranno vita all'Amarone della Valpolicella

La “pace dell’Amarone” sembra ancora tutt’altro che vicina. Dopo la sentenza della Corte di Appello del Tribunale di Venezia sulla querelle tra Famiglie Storiche e Consorzio della Valpolicella che ha dato ragione a quest’ultimo, le Famiglie Storiche (13 aziende: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato) avrebbero fatto ricorso in Cassazione, che potrebbe - eventualità secondo alcuni remota - accogliere il ricorso per vizio di forma. Comunque le Famiglie sono tenute a dare corso alla sentenza di secondo grado a prescindere da quello che sarà il pronunciamento della Suprema Corte che arriverà con molta probabilità tra 5 anni. Corso alla sentenza che le Famiglie hanno dato per il divieto dell’uso del nome “Famiglie dell’Amarone d’Arte”, a seguito del riconoscimento della nullità del marchio, del cosiddetto Manifesto dell’Amarone d’Arte, e la rimozione dalle etichette del marchio ormai nullo. La sentenza imponeva anche di dare informazione dell’esito della causa pubblicando la sentenza stessa su due quotidiani e sui rispettivi siti delle aziende (oltre che una sanzione per i “bollini” sulle bottiglie non ancora eliminati). Obblighi questi ultimi che le Famiglie Storiche non hanno ancora ottemperato e che il giudice dell’esecuzione, preposto a far applicare le sentenze di appello, potrà imporre coattivamente pubblicando direttamente la sentenza sui quotidiani e sui rispettivi siti aziendali addebitando loro i costi.
Proprio questi obblighi, secondo le indiscrezioni raccolte da WineNews, sembra siano stati oggetto di una proposta che le Famiglie Storiche hanno presentato al Consorzio. Considerando che la sentenza fosse già ampiamente nota, vista la risonanza mediatica già ottenuta al momento del pronunciamento della Corte d’Appello, le Famiglie avrebbero proposto al Consorzio di utilizzare le risorse destinate alla pubblicazione della sentenza sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” e sul quotidiano “Corriere della Sera” alla promozione della Denominazione di concerto con l’Ente di tutela. Una proposta già in qualche modo arrivata al Consorzio, che non avrebbe però avuto seguito e che, probabilmente, ha diviso il Consiglio dell’Ente di tutela, che avrebbe anche chiesto quale contropartita l’ingresso tra i suoi ranghi delle aziende che fanno parte delle Famiglie Storiche. Proposta interpretata come un tentativo per trovare un accordo pacifico dagli uni e come un modo per evitare ulteriori danni di immagine dagli altri.
Fermo restando che né il Consorzio né le Famiglie hanno voce in capitolo su una modifica della sentenza, evidentemente è stato ritenuto possibile dalle Famiglie che, a fronte di una proposta congiunta alternativa di conciliazione da parte degli avvocati delle due parti contrapposte, il giudice possa accettare di modificarla.
Ma, ad ora, le parti sarebbero ancora distanti, non sarebbero arrivate né a un confronto informale né a un tavolo di conciliazione ufficiale. Le Famiglie Storiche, come già riportato da WineNews presenteranno pubblicamente in una conferenza stampa - il 23 gennaio prossimo alle ore 11 in Camera di Commercio di Verona - una proposta indirizzata al Consorzio Vini Valpolicella, che non è stato invitato, su cui ad ora non rilasciano dichiarazioni ufficiali. L’unica indicazione che emerge è che sarà tesa a “chiudere il contenzioso pendente”, che ha fatto e fa male a tutto il territorio.

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