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ECONOMIA

La proposta di Coldiretti: cibi e bevande, persi 5 miliardi. Riaprire gli agriturismi a maggio

Lockdown per bar e ristoranti all’1 giugno. La vendita per asporto e le consegne a domicilio non bastano per risollevare il settore
AGRITURISMI, BEVANDE, Coldiretti, RISTORAZIONE, Non Solo Vino
La ristorazione ferma ed il crollo delle vendite di vino

Quanto costa la chiusura forzata di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi? Dopo il lockdowen all’1 giugno, ufficializzato ieri sera dal premier Giuseppe Conte, il settore fa i suoi calcoli. E i numeri sono pesanti perché il valore dei mancati acquisti in cibi e bevande per la preparazione dei menu, secondo un’analisi Coldiretti, vale 5 miliardi. Bene la vendita per asporto e le consegne a domicilio ma ciò non basta per dare ossigeno a un comparto che rimane paralizzato e che si sta interrogando sul futuro. “Il lungo periodo di chiusura - sottolinea la Coldiretti - sta pesando su molte imprese dell’agroalimentare made in Italy: dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco e sui quali gravano anche le difficoltà all’esportazione con molti Paesi stranieri che hanno adottato le stesse misure di blocco alla ristorazione. Da quando è cominciata la pandemia in Italia il 57% delle aziende agricole ha registrato una diminuzione dell’attività (indagine Coldiretti/Ixè) con un impatto che varia da settore a settore con picchi anche del 100% come per l’agriturismo dove sono chiuse per le misure anti- contagio tutte le 24.000 strutture italiane”.
E proprio per gli agriturismi Coldiretti sollecita un ripensamento che tradotto significa una anticipazione dell’apertura già dai primi giorni di maggio, motivando questo punto di vista la con la presenza, nelle strutture, di numeri limitati di posti letto e ampi spazi all’aperto: aspetti che possono facilitare il rispetto delle misure di sicurezza alzando le barriere per difendersi dal contagio. Ma che possono rivelarsi utili anche per allentare il rischio di affollamenti nelle spiagge e negli stabilimenti balneari quando questi riapriranno e per dare una nuova spinta all’enogastronomia Made in Italy. I consumi fuori casa sono al palo e i numeri sono da bollino rosso. “La spesa degli italiani per pranzi, cene, aperitivi e colazioni fuori casa prima dell’emergenza coronavirus - conclude la Coldiretti - era pari al 35% del totale dei consumi alimentari per un valore di 85 miliardi di euro all’anno con un italiano su tre (37%) che abitualmente consuma a casa o al lavoro, i menu da asporto o per consegna a domicilio, preparati da ristoranti, pizzerie, fast food o agriturismi”.

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