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La Repubblica / Affari & Finanza

E per il vino c’è anche la ecocantina ... C’è chi è pronto a giurare che il vino biologico non esiste, perché, dicono, se venissero veramente applicati tutti i principi dell’agricoltura biologica potremmo avere al massimo un buon aceto. D’altra parte ci sono anche medici pronti a mostrare, grafici alla mano, come un vero vino biologico bianco, a differenza di uno prodotto con sistemi tradizionali, possa arrivare a presentare le stesse doti benefiche sul cuore riconosciute dalla comunità medica ai vini rossi. Non stupisce trovare pareri così discordi in un settore così particolare, dove aromi e sentori, e la qualità in generale del prodotto, molto spesso dipendono da pratiche di vigna e cantina che di naturale hanno ben poco. Sono 14 le etichette di vini biologici censite in A tutto Bio, più una grappa prodotta da una cantina di Cividale del Friuli. Barbera, Vermentino, Cannonau, Montepulciano d’Abruzzo, Valpolicella Superiore, Sangiovese di Romagna, Chianti Classico, Chianti senese, O’Feo bianco di Sicilia: nella carta dei vini bilogici si può spaziare tra doc e vini da tavola di quasi tutte le regioni. C’è da dire che una delle ultime tendenze è fare vino biologico senza scriverlo sull’etichetta, affidandosi al semplice tamtam di amici e conoscenti. Non c’è solo la lotta agli anticrittogamici, alla chiarificazione, all’anidride solforosa. Biologico, in qualche caso, vuol dire spingersi oltre, fino a prendere in considerazione, per esempio, dove si fa il vino, da dove si attinge l’energia. In questo fa scuola Alois Lageder, da quattro generazioni vignaioli altoatesini, da quattro generazioni "Alois" di nome. Non ha l’etichetta di biologico, ma la filosofia di produzione è da sempre orientata ai sistemi della viticoltura integrata. L’antica cantina di famiglia è dentro una grande roccia naturale e il nuovo impianto, costruito per far fronte all’espansione dell’azienda, è costruito tutto secondo i criteri della cosiddetta bioedilizia. Tutto a risparmio energetico e fin dove possibile, si è fatto ricorso a fonti energetiche alternative: si sfrutta la forza geotermica, ci sono pannelli solari e la centrale fotovoltaica è il fiore all’occhiello di un sistema improntato al massimo del rispetto della natura. Basti pernsare che per ridurre al minino la tecnicizzazione nella tenuta Lageder si è arrivati persino a sftuttare la forza di gravità: la torre di vinificazione, infatti, è alta 14 metri e sfruttando il dislivelo mosto e vino possono essere spostati per semplice caduta, evitando l’utilizzo di pompe o altri mezzi meccanici. I serbaoti, posti in cerchio attorno al punto da cui scende l’uva, minimizzano ancor più le distanze. Come dire, tutto per preservare la qualità iniziale dell’uva.

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