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La Repubblica / Affari & Finanza

La novità del mercato è il "prezzo sorgente". L'idea si può applicare al commercio di qualsiasi alimento e consente di tutelare il consumatore ... L’hanno chiamato "prezzo sorgente": certifica il prezzo medio al quale il produttore vende i propri vini e a quali è disponibile a venderli al consumo diretto. Vini, ma l’idea si può applicare a qualsiasi altro prodotto. Come la rintracciabilità del prodotto, che ricostruisce i vari passaggi della filiera produttiva fase per fase, il prezzo base potrebbe essere inserito in etichetta, per rendere trasparente la formazione del prezzo.La proposta è stata rilanciata nel corso di "Terra e LibertàCritical Wine", la fiera che si è tenuta a Jesi, nelle Marche, poche settimane fa.

L’idea del prezzo sorgente, quello appunto medio del produttore, era stata lanciata al Leoncavallo nel dicembre 2003 e supportata, oltre che dal Centro Sociale milanese, da Derive Approdi, dal collettivo informale di Terra e LibertàCriticalwine e da Radio Onda d’Urto di Brescia. Ha avuto un’accoglienza tiepida inizialmente. Ora l’idea sta prendendo piede e i vignaioli che aderiscono al movimento hanno promesso che dalla prossima vendemmia indicheranno il prezzo sorgente nelle etichette dei propri vini.

Già qualcuno ha iniziato a farlo e basta un giro su Internet per trovare produttori che forniscono questa preziosa informazione. Oltre a evidenziare i rapporti di produzione e chiarire come si forma il prezzo nella filiera della circolazione dei prodotti, l’iniziativa, secondo gli ideatori, punta a garantire la riduzione della distanza alimentare e la diminuzione della catena produzioneconsumo. Il prezzo sorgente non deve essere imposto dall'alto, ma deciso autonomamente e volontariamente da ogni produttore; e soprattutto non intende creare un ulteriore regime di controllo, ma relazioni basate sull'etica della responsabilità e della cooperazione sociale.
Un secondo obiettivo è stato fissato nel corso della Fiera del vino critico. Il "Catalogo di autocertificazione Critical wine", fondato sul principio della tracciabilità massima della filiera produttiva, dovrà comprendere tutti i produttori di vino e di ogni altro prodotto della terra che vorranno aderire a principi semplici e di completa qualità.

Non si tratta di altro ente certificatore o di un controllo che vuole surrogare le prescrizioni statuali. Il catalogo parte dalla critica agli attuali sistemi europei di certificazione, in primis il biologico, per fornire ai produttori la possibilità di far conoscere la cura, l'impegno, la correttezza, la cultura su cui si basa il loro lavoro. L’obiettivo dichiarato: costruire filiere "corte", attraverso l'incontro di produttori e consumatori, come il consolidarsi di fiere e mercati etici, il collegamento fra i contadini e i gruppi di acquisto solidali che si stanno moltiplicando nelle città.

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