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La Repubblica Affari & Finanza

Va in Borsa il re dell’Amarone ... Il re dell'Amarone in viaggio verso Piazza Affari. Il re si chiama Sandro Boscaini, presidente e amministratore delegato di Masi Agricola, controllata dalla famiglia veronese fin dal 1772. Il viaggio non avviene, tuttavia, in solitaria. Boscaini è accompagnato da Gianni Gajo e Maurizio Masetti, cui fa riferimento la trevigiana Alcedo sgr. Alcedo è il nome del fondo di private equity che un mese fa ha acquisito il 28,5% di Masi, consentendo un riassetto del libro soci e l'uscita di una serie di esponenti della famiglia meno coinvolti nel business. Il trio Boscaini, Gajo, Masetti ha spiegato il progetto a palazzo Mezzanotte nei giorni scorsi.
"La quotazione non è fine a se stessa, non abbiamo alcun bisogno di far cassa rimarca Boscaini al contrario cerchiamo risorse ulteriori per accelerare il processo di sviluppo e, in particolare, per allestire un polo del vino delle Venezie". Secondo Boscaini, il collocamento "deve avvenire al massimo entro tre anni, in modo da essere capofila nel fenomeno di concentrazione e selezione che interesserà anche il settore vinicolo italiano". Gajo e Masetti ritengono che l'itinerario che conduce alla Borsa possa essere "contenuto in un biennio o forse meno". Da notare che a benedire l'operazione compare Alessandro Profumo. Il top manager di Unicredit, infatti, crede alla costruzione di una holding dei vini di eccellenza italiani e in questo senso riconosce a Masi un ruolo di leader. Del resto, in passato anche Mediobanca aveva proposto a Boscaini di acquisire una partecipazione, in vista del collocamento dell'azienda vinicola a Piazza Affari. Boscaini ha invece preferito Alcedo, già controllata da SanPaoloImi Private Equity, gruppo del quale Gajo e' stato consigliere e Masetti direttore generale. Il percorso appare credibile sulla scorta delle performances di Masi. Il bilancio 2005 ha registrato ricavi per 43 milioni di euro, a fronte dei 36,7 milioni riscontrati nel precedente esercizio. L'utile netto del 2005 è consistito in 6,2 milioni. Boscaini stima che al termine di quest'anno il giro d'affari supererà la soglia dei 50 milioni.
"Il tutto senza mai abbandonare la nostra storia, il nostro radicamento a questo territorio, ai suoi valori e alle sue tradizioni nella lavorazione dei vigneti e delle uve. Non ci interessa crescere per crescere, comprando poderi in Toscana o in Sicilia. Perseguiamo la massima coerenza con il nostro passato e il nostro brand, quindi lavoreremo per aggregare produttori di alta qualità dal Trentino al Friuli" dice ancora Boscaini. Quando Gajo aggiunge della "necessità e urgenza delle aggregazioni", fa riferimento a un mercato sempre più globalizzato, dove la massa critica è un fattore primario per l'inclusione o l'esclusione dalle catene della grande distribuzione mondiale. Al riguardo, basti pensare che già oggi l'88% dei 10 milioni di bottiglie marchiate Masi prendono la via dell'export.
"Il comparto ha bisogno di finanza dice ancora Boscaini per superare la parcellizzazione dei vigneti. In Italia ci sono 800mila proprietà a fronte di 750mila ettari di vigneti, vale a dire che tolti i primi 100200 produttori gli altri sono poco più che degli orti. Gli interlocutori della filiera a valle, ossia i grandi distributori mondiali, sono talmente potenti che neppure parlano con chi non dà sicurezza in termini di ampie produzioni e di capacità di investimento in marketing". (arretrato del 19 giugno 2006)
Autore: Paolo Possamai

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