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La Repubblica / Affari&finanza

Generali, le strategie che passano per la campagna ... La compagnia triestina attraverso la Genagricola ha rilevato un'altra tenuta in Piemonte e accresce il suo portafoglio 'agricolo' proprio mentre Mps decide invece di abbandonare questo tipo di investimenti. Il fatturato è giunto a 40 milioni. Nuovi acquisti all'estero in vista. L'ultimo in Romania... I lavori di ristrutturazione della cantina sono appena terminati e i vini della prima vendemmia, appena approdati sul mercato, hanno avuto subito alti riconoscimenti. Bricco dei Guazzi, tenuta vitivinicola incastonata tra le colline del Monferrato, che si estende tra il Po e il Tanaro, è l’ultimo arrivato nel portafoglio di Genagricola, la società guidata direttamente da Giuseppe Perissinotto, a cui fanno capo le proprietà agricole del gruppo Generali. Nel momento in cui un altro big della finanza come il MontePaschi annuncia di voler dismettere Fontanafredda, grande tenuta nella zona del Barolo, perché non considerata strategica, il Leone di Triste al contrario continua, imperterrito, la sua marcia verso nuove acquisizioni. “Sono due business differenti”, afferma Claudio Zara, docente dei mercati e delle intermediazioni finanziarie della Bocconi di Milano. Spiega Zara: “Sulla decisione di Mps non posso che essere d’accordo; il mondo bancario è cambiato in maniera totale negli ultimi 15 anni e oggi non ha più senso fare investimenti in questo settore. Il caso Generali è un po’ diverso. Le assicurazioni hanno un business importante nel ramo via. Una compagnia deve raccogliere per anni soldi che poi dovrà restituire: il principale problema è come investire in maniera redditizia e anche stabile per costruire patrimoni che vengono accumulati anche per trenta, quaranta anni. La diversificazione del rischio e degli asset è importante. Tanto più se oltre alle tenute ci sono anche proprietà immobiliari”.
E che immobili. L’antica dimora dei nobili Guazzo, del XV secolo, è oggi la Presidenta, agriturismo con 5 eleganti suite arricchita da un ristorante di lusso, un hotel de charme immersi nella pace dei "bricchi", le colline appunto, di questo angolo di Piemonte descritto da Pavese, di quelle Langhe raccontate da Beppe Fenoglio, un tempo terra di miseria, di Malora appunto. Oggi, grazie al vino, questo territorio è diventato tra quelli a più alto valore fondiario e immobiliare di Italia. Come è successo a Montalcino, dopo il boom del Brunello, o a Montefalco con il Sagrantino, lanciato nell’Olimpo mondiale dei vini. Genagricola infatti possiede tenute distribuite in Italia, a partire dalla tenuta Sant’Anna in Friuli.
Il settore ha inoltre un altro grande vantaggio: la liquidità. Questo tipo di immobilizzazioni è molto più liquido rispetto agli investimenti in arte. Anche l’effetto bottiglie, con la loro rivalutazione nel tempo, contribuisce allo scopo: la diversificazione a copertura dei premi. Una strategia non isolata. Axa Millésimes, divisione della francese Axa, ai primi posti nelle assicurazioni europee, proprietaria di prestigiosi Chateau francesi, ha addirittura un sito esclusivo, dove solo i soci possono fare acquisti di bottiglie pregiate. Il settore vitivinicolo, con tenute sparse dal Friuli, al Veneto, al Piemonte, all’Emilia Romagna e Lazio, ha fatto segnare per Genagricola un incremento del fatturato del 12,30% negli ultimi quattro anni, a fronte di un incremento totale della holding pari al 4,9%.
Il settore vitivinicolo, infatti, rappresenta il 40% del fatturato di Genagricola, che in portafoglio ha l’intera filiera del settore agroalimentare: dall’allevamento dei bovini da carne e da latte e dei maialini ai frutteti, dalla coltivazione di frumento, mais, soia alla barbabietola da zucchero. Per un giro d’affari globale di 40 milioni di euro. Ora nel mirino sono finiti anche i vigneti dei cosiddetti mercati emergenti: in questo caso la Romania, dove il gruppo ha rilevato terreni nella zona di Timisoara, importante centro di delocalizzazione delle imprese italiane, e Arad: 300 ettari in collina destinati a vigneti e 3.400 ettari in pianura coltivati a cereali. Un altro passo del processo di internazionalizzazione iniziato nel 2001.
(arretrato de La Repubblica - Affari & Finanza del 13 novembre 2006) 

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