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La Repubblica / Affari&finanza

A caccia di contraffazioni con il Dna dei cibi ... Arriva un “tracciante naturale” che servirà per stabilire la vera origine dei prodotti alimentari... Il presidente di Federalimentare Gian Domenico Auricchio sottolinea spesso che formaggi, prosciutti, pasta e pomodoro sono “la seconda industria italiana dopo quella metalmeccanica”. Oltre 400mila addetti producono 110 miliardi di euro di fatturato all’anno. E il momentaccio attraversato con le gravi crisi di Cirio e Parmalat sembra finalmente alle spalle visto che anche le esportazioni del made in Italy a tavola hanno ripreso a marciare segnando un vistoso più 10% nel 2006. I sapori di casa nostra, ora, pesano per 16,7 miliardi di euro sulla bilancia commerciale del Belpaese e finalmente dopo vent’ annidi tentativi hanno superato il muro psicologico del 15% del fatturato. Insomma il buonumore sta tornando anche in cucina e a questo cambio di clima ha contribuito non poco la food valley emiliana se è vero che Cirio è stata salvata da Conserve Italia, colosso della cooperazione bianca con sede a Bologna, e il più grande produttore di latte, la bolognese Granarolo, si è mangiata, salvandola dal fallimento, la Yomo. Un polo felsineo che si è aggiunto all’altro storico di Parma capitale italiana del cibo oltreché quartier generale di Barilla, Parmalat, del famoso Prosciutto e del Parmigiano-Reggiano.
E’ attorno a questi poli principali e a qualche altra azienda di rilievo come il gruppo Cremonini-Inalca che sì stanno gettando le basi della industria agroalimentare italiana del futuro che deve fare i conti con due serissimi problemi: difendersi dalle contraffazioni alimentari, primo obiettivo di chi punta sulla qualità, e superare l’eccessiva frammentazione del mercato dove soltanto 6500 aziende hanno più di dieci dipendenti, mentre le altre 30 mila, con un numero di addetti compreso tra 3 e 9, sono tagliate fuori da un mercato sempre più globale.
In Emilia, terra di Dop e di Igp, si sta facendo molto per garantire la tracci abilità e la qualità dei prodotti, grazie all’impegno dei laboratori della rete alta tecnologia dell’Emilia Romagna. Dal lavoro di 1300 ricercatori impegnati nel settore sono nati ben 43 brevetti e 22 spin off universitari. Lo scorso anno a R2B venne presentato l’inchiostro commestibile che ha già mosso i primi passi per la produzione industriale. Quest’anno la novità assoluta, nata da un’idea dei ricercatori del dipartimento di Protezione e valorizzazione agroalimentare dell’Università di Bologna, è il “tracciante naturale per marcare” l’autenticità del prodotto. In sostanza se il prosciutto, il salame, la pasta o il formaggio sono autentici lo testimonierà un marcante naturale rilevabile con un’analisi del Dna. E un’altra novità arriva dalla Sicilia dove tre ricercatori catanesi hanno selezionato lieviti di sicura efficacia per spumanti d’altissima qualità.

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