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La Repubblica / Viaggi

Vivere Slow ... La “Semana Santa” in Andalusia tra processioni e ottimi assaggi gastronomici. Oltre la città c’è un grande mondo culturale da scoprire... Non c’è periodo migliore per visitare Siviglia e l’Andalusia che la “Semana Santa” di Pasqua. Un tripudio di processioni che coinvolgono la popolazione in maniera totale ma difficile da descrivere, tra un sincero sentimento religioso e una più laica partecipazione identitaria. A Siviglia, ogni giorno a partire dalla “Domingo de Ramos” (la domenica delle Palme) fino a Pasqua, le Hermandades, confraternite votate ognuna a una figura religiosa particolare, portano in processione la loro statua attraverso la città. Un fitto programma consultabile su internet vi darà l’idea del numero di eventi, con i loro percorsi che s’intrecciano nelle vie della città tra soste meticolosamente previste nelle piazze principali e nei luoghi di culto. Ogni confraternita ha i suoi canti e le sue musiche ad accompagnare la propria processione, bande musicali li eseguono marciando, il pubblico partecipa in massa e con trasporto creando un’atmosfera in grado di coinvolgere chiunque. Sentimento popolare e rito religioso si mescolano fino adiventare una cosa sola e ci sono momenti di grandissima intensità, come durante le processioni della notte del Venerdì Santo, quelle di “Madrugada” che iniziano da mezzanotte circa e durano anche fino all’ora di pranzo. È il caso della madonna della Macarena, una delle più amate dalla popolazione locale. Aspettarla passare alla Cattedrale di notte, vederla arrivare da lontano ondeggiante sul suo baldacchino pieno di candele accese, sorretta dai confratelli tra due ali di folla che canta e inneggia sulle note della banda è un’esperienza irripetibile. È quasi sconvolgente assistere al pianto collettivo che scatena. Si vedono lacrime solcare le facce più insospettabili, come quelle di omacioni che si sciolgono in questo rito liberatorio collettivo, lasciando di sasso il turista. Naturalmente l’occasione della “Semana Santa” è anche ghiotta nel vero senso della parola, poiché l’Andalusia ha tanto da offrire in termini gastronomici. Se la città non svetta per l’eccessiva qualità dei suoi ristoranti, nei dintorni c’è davvero da perdersi. A partire dal prosciutto: Jabugo, dove si fa il miglior jamon iberico, forse anche il migliore del mondo, non è molto distante (un centinaio di chilometri). Così come Jerez, luogo vocato per ottime produzioni enologiche, tra le quali svettano i vini maderizzati. Una manzanilla all’aperitivo, in accompagnainento alle tapas, vi darà l’idea di come il processo di ossidazione del vino (generalmente un difetto da evitare) qui sia trasforrnato in vera e propria arte. Ci sarebbe anche l’occasione, ma preparatevi a spendere moltò di più, per provare le ricette inventate da Ferran Adrià se non siete mai riusciti ad andare nel suo “El Bulli” di Roses, in Catalogna. Subito fuori Siviglia, a Sanlucar, infatti c’è l’“Hacienda Benazuza”: un hotel lussuoso gestito da Adrià con annesso ristorante (“La Alqueria”) in cui si possono mangiare i piatti che lo chef aveva proposto a “El Bulli” nell’anno precedente...

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