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La Repubblica

Capodanno, la rivincita dello spumante ... Lo champagne è perfetto per ogni tipo di piatto, ma le etichette italiane sono ormai apprezzate a livello mondiale. Un cin cin d'autore per la festa più frizzante ... Merito soprattutto dell'imperiosa crescita qualitativa della produzione nazionale solidamente ancorata in Franciacorta ... Ricercatissimo per il cenone di San Silvestro è il Metodo Classico nostrano: le vendite sono aumentate del 17% ...

«Lo champagne è l'unico vino capace di rendere le donne belle anche dopo averlo bevuto». La frase è di un'esperta acclarata in materia, Madame Pompadour: una sorta di assicurazione estetica per la metà abbondante del cielo, in vista del brindisi di Capodanno. Non che agli uomini le bollicine facciano male. Anzi: perfino il più fiscale e salutista dei medici, omeopati compresi, ammette che la particolare, doppia fermentazione naturale, e la contemporanea assenza di anidride solforosa - responsabile del mal di testa dopoSauternes, e vini liquorosi in generale - rendono i «metodi champenois» una sorta di eupeptico (o eubiotico, neologismo piuttosto di moda nell'ultimo periodo) in abito da sera. In più, lo champagne vanta la qualità rara di non sfigurare praticamente mai, piatto dopo piatto: perfetto dopo un boccone di cotechino con lenticchie, ma anche per accompagnare senza imbarazzi le cene "fusion". Addirittura, a inizio inverno, un gruppo di cuochi francesi ha lanciato una provocatoria proposta per il cenone di Capodanno, varando un intero menu dedicato ai crostacei abbinati a varie tipologie di champagne: strutturato e intensamente fruttato per l'astice, millesimato di carattere (noir) per i ricci di mare, leggero e fiorito per le ostriche. Con i gamberi, uno champagne dal gusto rotondo, per l'aragosta, invece, saporito e tenero, meglio se rosé, mentre gli scampi richiedono un aroma corposo, fiorito e persistente, e le capesante un millesimato potente e maturo. In quanto alle salse, quelle al burro richiedono champagne robusti, mentre le preparazioni a base d'olio, maionese compresa, bollicine fruttate e fresche. Attenzione: champagne e non solo. Secondo l'Osservatorio del Salone del Vino di Torino, l'ultimo mese di acquisti in enoteca ha riposizionato in maniera inaspettata le diverse tipologie di «bollicine». Se è vero che il tetto di spesa del cliente medio per una bottiglia supera di poco le 100.000 lire, 50 euro, secondo il 60% dei negozianti intervistati l'oggetto del desiderio enologico di questo finale d'anno è stato il Metodo Classico italiano piuttosto dello champagne. A corroborare il dato, l'incremento di vendita: 17% per il Metodo Classico contro il 12 delle bollicine francesi. Merito anche e soprattutto dell'imperiosa crescita qualitativa della produzione nazionale, solidamente ancorata in Franciacorta (ma con valida propaggine trentina). Appena qualche settimana fa, il mitico degustatore americano Robert Parker ci ha promosso a pieni voti: «Non avrei mai pensato che l'Italia fosse in grado di produrre bollicine di classe mondiale, capaci di competere con le più eleganti tipologie di champagne». I nomi? Quelli dei soli noti, da Ca' del Bosco a Terra Moretti (Bellavista, Contadi Castaldi), da Ferrari a Uberti. Buone notizie anche dal fronte Bio, grazie a «Barone Pizzini», che ha quasi ultimato la conversione verso la viticultura biologica di pregio. Elisabeth Bollinger - una delle tre vedove che, insieme a Nicole Cliquot e Louise Pommery, ha contribuito a far grande lo champagne - amava confessare: «Lo bevo quando sono felice e quando sono triste, talvolta quando sono da sola. In compagnia, lo considero obbligatorio. Nelle altre circostanze, non lo tocco mai, a meno di aver sete».

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