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La Repubblica

Re Bacco ha un cuore dolce l´Espresso premia il Vin Santo: la nuova guida quest´anno punta sulla Toscana. Ma anche il Piemonte guadagna i primi posti ... Un vino solo al comando. E ancora una volta un vino dolce. Per il secondo anno consecutivo, la guida dei Vini dell´Espresso premia l´essenza dell´uva morbida, golosa, che scalda cuore e palato a fine pasto. Alzi la mano chi non ha mai intinto il biscotto toscano alle mandorle, il mitico cantuccio, in un bicchiere di Vin Santo. Così meravigliosamente buono, quello messo in opera dieci anni fa da Avignonesi in quel di Montepulciano, provincia di Siena, da mettere in fila tutti gli altri 14.300 vini degustati da Alessandro Masnaghetti, curatore della guida, insieme ai suoi collaboratori. Se poi non vi bastasse il sontuoso 19/20 con cui è stato giudicato, sappiate che il suo fratellino Occhio di Pernice, altro Vin Santo di Montepulciano Avignonesi, targato 1990, è arrivato a un´incollatura, mezzo voto meno del primo della classe. Parla davvero toscano, la guida da ieri in libreria: tre vini ai primi tre posti (pari merito con l´Occhio di Pernice, il rosso Corzano '98, prodotto a San Casciano Val di Pesa), dieci nell´Olimpo delle 14 etichette capaci di superare il punteggio di 17.5. Un´inversione di tendenza rispetto ai risultati di dodici mesi fa, quando il team di Masnaghetti aveva portato in alto i cuori piemontesi, con la barbera Vigna del Pozzo di Roberto Voerzio in passerella, appaiata al Tal Luc di Lis Neris (vino da dessert friulano) ma seguita da Baroli e Nebbioli. Masnaghetti, ingegnere convertito all´arte della degustazione, non ha dubbi: «Dopo un periodo di offuscamento, quando sembrava che tutto il bene vinicolo passasse dai SuperTuscans, i vignaioli toscani hanno ricominciato a produrre a grandi livelli in tutta la regione, mentre in Piemonte si sono un po´ arroccati intorno alle produzioni più conosciute, Barolo e Barbaresco, dando poco spazio ad altre denominazioni». A parziale risarcimento enologico, il Piemonte piazza ben sette etichette tra i 17 vini che completano la schiera dei 32 fuoriclasse (da 17/20 in su). E siccome non si vive di soli numeri, ecco apparire per la prima volta in guida le stelle, che segnalano le migliori cantine italiane, «non tanto per le mille bottiglie da urlo, quanto per la produzione d´eccellenza costante», puntualizza Masnaghetti. I magnifici sette sono ancora tra Toscana (Fonterutoli, Ornellaia, Siro Pacenti) e Piemonte (Clerico, Gaja, Roberto Voerzio), con la sola eccezione di Romano Dal Forno (Veneto), campione dell´Amarone della Valpolicella. Ancora classifiche per raccontare il meglio della produzione nazionale secondo 15 minicategorie diverse, dai «vitigni dimenticati» (Raboso, Vespolina, Petite Arvine) ai «Valori ad alta quota» (Blanc de Morgex, Vin Santo trentino), fino ai «Classici alla riscossa» (Gattinara, Trebbiano, Frascati) e agli «Isolani non isolati» (Vermentino di Sardegna, Passito di Pantelleria, Biancolella d´Ischia). Se poi, nessuno di questi vini vi fa gola, basta sfogliare la guida: 3.350 produttori aspettano solo un vostro cenno, per offrirvi un bicchiere di quello giusto. Fuori e dentro classifica.

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