02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

La Repubblica

Lo chef - Maccioni, il re della tavola perde stelle. New York, il Times bastona "Le Cirque", nuovo ristorante dell´italiano. Il locale, sinonimo di lusso e privilegio, meta di personaggi famosi. "Piatti non tutti all´altezza, i clienti normali trattati male". "Dà in pasto la sua leggenda". Anche un settimanale ironizza sulle "antiche contesse e i paleo-miliardari" che affollano la sala ... Dopo trent´anni di prodezze culinarie, soufflés di vanità e tavole imbandite per monarchi europei e padroni dell´universo, Sirio Maccioni è tornato alla ribalta con la terza reincarnazione di "Le Cirque". Incastonato nella Bloomberg Tower, il nuovo ristorante newyorkese è sinonimo di lusso e privilegio, e conferma il ruolo di Maccioni, 74 anni, come grande seduttore della cucina mondiale. Sotto a una tenda dai riflessi dorati, infatti, tra tessuti bordeaux e pareti di ebano, sono subito tornati i famosi clienti dell´altrettanto famoso ristoratore di Montecatini. Henry Kissinger adocchia i ravioli di baccalà, Woody Allen punta lo sguardo sulla crème brulée, Sophia Loren e Silvio Berlusconi preannunciano il loro arrivo.

«Sono solo un venditore di zuppe», sorride Maccioni. Ma in queste ore il suo orgoglio viene messo a dura prova dalla stampa americana che lo accusa, in sostanza, di vendere una zuppa riscaldata. «Più che particolari sensazioni culinarie, "Le Cirque" continua a dare in pasto la sua leggenda», sostiene Frank Bruni, l´ex corrispondente da Roma del «New York Times» e ora critico gastronomico del quotidiano.

Dopo vari pasti nel locale, tutti top secret (e a spese del giornale), Bruni è stato impietoso: ha declassato il ristorante lasciandogli solo due stelle («molto buono»), invece delle quattro («straordinario») che deteneva quando era nell´Hotel Mayfair (e vi lavorava come chef Daniel Boulud), o anche più tardi, quando si spostò nell´Hotel Palace su Madison avenue e fu recensito da Ruth Reichl, ora direttore di «Gourmet».
Perché questo affronto? Come si spiega l´umiliazione?

Secondo il critico del «Times» non tutti i piatti dello chef Pierre Schaedelin sono all´altezza: ottime la terrine di foie gras e la sogliola di Dover, molto meno il risotto milanese e l´insalata d´aragosta. Frank Bruni mostra anche una certa insofferenza per il culto della personalità di cui è oggetto Maccioni e per le impalpabili regole gerarchiche che determinano l´assegnazione dei tavoli. I migliori sono dati ai personaggi «ricchi e famosi» della corte di Sirio, mentre i clienti «normali», dopo aver aspettato mesi per una prenotazione, devono accontentarsi di sedere in un angolo, «respirare la stessa aria» e riempirsi gli occhi di cibi «griffati», dal burro con stampigliato il nome del ristorante ai cioccolatini con lo stesso nome in caratteri dorati.

Anche il settimanale «New York» è avaro di stelle: appena due. «Da Maccioni manca la gioia di vivere», scrive Adam Platt, ironizzando sulle «antiche contesse e paleo-miliardari» che affollano la sala. «D´altre parte - dice sempre il "New York" - Maccioni è uno dei personaggi più originali della metropoli e vale la pena, per chi non c´è mai stato, andare una volta nel teatro de Le Cirque».

Maccioni non presta troppa attenzione alle critiche, le considera un misto di invidia e superficialità. In una carriera che lo ha portato da cameriere in Toscana, a maitre a Parigi, ristoratore a New York e ora imprenditore multinazionale assieme ai tre figli (ha locali a Las Vegas e a Città del Messico, oltre ad un altro a Manhattan), ne ha viste proprio tante ed è sicuro del successo della sua formula.



Sotto accusa un modello: il luogo della mondanità
Ma la cucina di Sirio continua a sedurre nonostante i difetti
il caso. Il ristoratore: mi dispiace, in 30 anni è la quarta volta che mi attaccano, poi ci ripensano
... «Mi dispiace, certo che mi dispiace. Ma ormai alle stroncature del «Times» sono abituato: in oltre trent´anni di carriera è la quarta volta che mi impallinano, ma sempre in passato si sono rimangiati ciò che avevano scritto. Sarà così anche questa volta». Sirio Maccioni trattiene le imprecazioni, non drammatizza, con gli anni, sono 74, ha imparato a non prendere di petto la stampa. E poi si appella al giudizio dei clienti, come sempre fanno i ristoratori quando vengono criticati e sussurrano che il critico in questione capisce poco o è in malafede. I numeri dicono che a poco più d´un mese dall´apertura il nuovo "Cirque" serve 300-350 coperti fra pranzo e cena, «con una punta - sogghigna Sirio al telefono - di 410 il giorno dopo l´uscita dell´articolo di Frank Bruni» e poi snocciola i nomi altisonanti, Donald Trump e Woody Allen primi fra tutti, di coloro che in queste ore gli manifestano stima e solidarietà. Nei fatti, Bruni, con il suo articolo, non ha criticato solo e tanto Maccioni, quanto e soprattutto quel modello di ristorante che a New York è stato vincente negli ultimi trent´anni e che ora molti giudicano superato: luogo del lusso, della mondanità, delle élite degli affari e dello spettacolo, del vedere e del farsi vedere, anche a prescindere dai meriti della cucina. Che, a "Le Cirque", non è mai stata eccezionale ma sempre molto buona, sin dai tempi del primo chef Daniel Boulud, il più bravo di tutti, ma non innovativa né aperta alle mode. Ha senso allora denunciare oggi pregi e difetti di un locale che, programmaticamente, al di là dell´indirizzo e degli arredi, si vanta di non aver mai cambiato nulla nella propria filosofia e di essere sempre stato se stesso, a modello e misura di ciò che i suoi clienti - nessun under 65, sottolinea malignamente Bruni - gradiscono? E avrebbe senso entrare a "Le Cirque" e prima offendersi perché giacca e cravatta vi sono «caldamente suggerite» e poi domandare un piatto di cucina molecolare? No: teniamocelo com´è, che New York è grande è c´è tutto per tutti i gusti.

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Pubblicato su

Altri articoli