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La Repubblica

Le strade del vino ... Una caccia al tesoro di sapori e memorie... La prima è nata qui, sul Collio, nel lontano 1963. La “nonna” di tutte le Strade del vino fu inventata dal marchese Michele Formentini, presidente della pro loco di Gorizia. Fu chiamata strada del vino e delle ciliegie, poi strada del Collio. Ma in fondo, anche il marchese non aveva inventato nulla: cercava soltanto di rinnovare una tradizione. “I nostri vecchi - dice Silvano Stefanutti, presidente della fondazione Villa Russiz (ente pubblico che con i ricavi del vigneto e della cantina finanzia un ex orfanotrofio diventato una casa accoglienza per minori conproblemi - ricordano bene quelle che erano chiamate frasche o private. Erano spacci di vino, aperti nelle case dei contadini. Ci si fermava a bere e a mangiare uova sode. Mio suocero, poco prima della Seconda guerra mondiale, lavorava nell’ospedale di San Floriano e ricorda le tante lavande gastriche che doveva fare. Nelle frasche, infatti, si poteva bere anche a ore. Pagavi un tot e bevevi per una, due o tre ore, mandando giù le uova e qualche fetta di salame. Ma non tutti riuscivano a reggere”. Restavano aperte da San Martino fino a Pasqua, le frasche, e nelle feste dell’estate. A chi chiedeva la loro chiusura, i contadini mostrarono un editto firmato da Maria Teresa d’Austria e furono lasciati in pace. “La strada del vino - dice Silvano Stefanutti - se organizzata bene funziona davvero. Del resto, ripropone itinerari antichi. Gli austriaci venivano a bere il nostro vino già nell’Ottocento, poi sono arrivati gli sloveni. La nostra strada parte da Gorizia, passa da san Floriano, Capriva, Cormons e Dolegna. Certo, non basta un cartello stradale. L’importante è offrire vino buono in un ambiente giusto. Chi viene a comprarsi le bottiglie, cerca anche un posto bello da vedere e aria buona. Cerca anche la cultura, visitando castello e ville patrizie. Il Collio offre tutto questo. E per il vino a Villa Russiz non abbiamo problemi. I nostri Graf e Sauvignon de la Tour vincono premi ovunque, compresi i tre bicchieri Slow food. Chi si ferma qui da noi, può conoscere anche una bella storia. Quella di un orfanotrofio nato dopo la Prima guerra mondiale che è sempre stato finanziato con i guadagni della cantina. Oggi abbiamo 16 ospiti, dai 3 ai 14 anni, seguiti dalle suore di Santa Maria ausiliatrice e da psicologi e pedagogisti”. Oggi sono 142, le strade delvino italiane. Sono disciplinate da una legge nazionale del 1999. Sono in diminuzione (nel 2007 erano 163) perché secondo uno studio della Coldiretti ormai il vino ed altri prodotti della terra vengono offerti anche nelle 4.400 sagre e mercatini locali che si svolgono ogni anno in Italia. Se nel Collio si può bere un bicchiere nei casteffi o nelle ville, fra Verona e Trento si può stappare una bottiglia in un fortino napoleonico. Lungo la strada “Terra dei forti” le cantine sono state aperte in queste piccole fortezze, con assaggi di Enampio e Foja Tonda. Frasche o private, con altri nomi, fanno parte della storia di mezza Italia. Al viandante che attraversava l’Emilia Romagna si raccontava infatti che, se aveva sete, doveva entrare nelle case contadine con una frasca davanti. Se veniva offerta acqua, sapeva di essere in Emilia. Se trovava un bicchiere di vino a metà strada fra Bologna e Imola si trovava già in Romagna. “E parte proprio da Imola - dice Valentino Bega, dirigente della Regione che segue la valorizzazione dei prodotto locali - parte la più lunga strada del vino italiana, che arriva fino a Rimini seguendo i vigneti del Sangiovese. Decidere di fare una strada è facile, farla funzionare no. Bisogna che i Comuni e le associazioni di produttori comprendano che vendere il territorio rurale è un business per tutti. Dove le cose si fanno bene, i risultati non mancano. Noi abbiamo messo assieme agricoltori e allevatori, artigiani del cibo e piccole strutture di accoglienza. Ci sono strade piccole, dieci chilometri in tutto, come quella di Zibello, che unisce l’offerta di culatello al vino Fortana del Taro. Ma ci sono altre vie, come quella del Sangiovese, che spazia fra pianura, colline e mare e propone cantine, caseifici, salumifici, conserve alimentari, frutta e verdura. Noi, dal 1999 in poi, abbiamo aperto 11 strade e possiamo già trarre un bilancio. Dove c’è una buona sinergia, anche gli affari vanno bene. Abbiamo calcolato che gli spacci di vino e olio abbiano aumentato le vendite del 40-50% e i letti occupati nei bed and breakfast e negli agriturismi siano saliti del 20-30%”. Le strade dei vini, insomma, non possono diventare solo un outlet della bottiglia. “I nuovi viaggiatori non si accontentano del prodotto. Sono alla ricerca di cose buone, ma anche di un’emozione. Riscoprono certi sapori e assieme a questi i ricordi dell’infanzia. Se riesci a dare loro questa emozione, se li metti dentro un sogno o un ricordo, hai vinto”.

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